Il No al referendum sulla giustizia vince in Italia, e anche in Puglia. Il dato definitivo nella regione vede il No al 57,14 per cento, il Sì al 42,86. L’affluenza alle urne è stata massiccia (58,93 per cento a livello nazionale, 52,04 in Puglia) e lo stacco del No è stato netto. Sono stati i residenti della provincia di Bari a rispondere più massicciamente alla chiamata al voto: il 53,89 per cento si è recato ai seggi. E Bari città ha votato decisamente No: il dato definitivo lo dà al 62,80 per cento, il Sì si ferma al 37,20. Definitivo il dato anche del Comune di Foggia: No al 60,20 per cento; Sì al 39,80 per cento. A Lecce il No è al 57,37 per cento, il Sì al 42,63. Sulla stessa linea il Comune di Taranto: No al 60,53 per cento; Sì al 39,47. Per quanto riguarda le province, Bari stacca tutti: No al 60,27 per cento; Sì al 39,73. Il confronto con le altre province: nella Bat il No al 56,88 per cento, il Sì al 43,12; a Foggia il No al 55,42, il Sì al 44,58; a Taranto il No al 56,71 per cento, il Sì al 43,29; a Brindisi il No al 56,58 per cento, il Sì al 43,42; a Taranto il No al 56,71 per cento, il Sì al 43,29; a Lecce il No al 53,95 per cento, il Sì al 46,05.
Tornando alle affluenze, il Comune della provincia di Bari con la partecipazione più alta è stato Putignano, al 61,24 per cento. Per le province, dopo Bari segue Lecce con il 53,78 per cento, poi Barletta-Andria-Trani con il 52,54 per cento. Ancora, Taranto al 50,72 per cento, mentre si fermano sotto la metà le altre due province pugliesi: Brindisi al 49,62 per cento e Foggia al 48,20 per cento.
Immediato il commento di Michele Emiliano, ex presidente della Regione Puglia: “L’abbiamo scampata grazie alla maturità dell’elettorato italiano che ha capito che la posta in palio era l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e la Costituzione, non la carriera di pm e giudici della quale si discuterà senza conflitti ideologici”. “La destra italiana – aggiunge l’ex magistrato – continua a cercare di manomettere pezzi della Costituzione nella speranza di poterla riformare tutta eliminando la sua matrice antifascista nata dalla Resistenza. Ma i tanti ragazzi e ragazze di oggi, come quelli di ieri, hanno impedito questo disegno politico neo autoritario”. “Questo però non vuole dire che non si debba subito mettere mano ad una complessiva riforma della giustizia che la renda veloce – afferma ancora – meno schiava del protagonismo negativo dei pm e concentrata sui processi nel dibattimento piuttosto che sulle indagini preliminari che fanno tanto male ai cittadini e alla credibilità della magistratura quando non si tramutano in condanne passate in giudicato”. “Rinviare a giudizio qualcuno o arrestarlo addirittura e poi non riuscire a farlo condannare – conclude – deve diventare un peccato mortale che non può non avere conseguenze sulla carriera di chi non sa fare questo mestiere”.
“Dobbiamo coinvolgere tutto quel mondo che è ritornato al voto – il commento di Domenico De Santis, segretario regionale del Pd Puglia – Risulta evidente che ci sono milioni di italiani che questa volta sono tornati a votare per difendere la Costituzione e la democrazia nel nostro Paese, e noi a loro dobbiamo rivolgerci per essere sicuramente più credibili, portandoli al voto quando ci saranno le elezioni politiche. Abbiamo votato per il referendum: una riforma sbagliata e gli italiani hanno deciso di difendere l’autonomia della magistratura nel nostro Paese di questo sistema che è stato costruito dai nostri padri costituenti.” “La riforma non ha subito nemmeno una modifica in Parlamento, neanche di una virgola. Così – ha aggiunto – non si cambiano le regole del gioco. Gli italiani hanno dato un messaggio chiaro al governo: l’arroganza e la voglia di andare avanti a colpi di maggioranza sono stati battuti”. “Hanno vinto 15 milioni di persone che sono andati al voto ed hanno votato per il No. Oltre il 10 % in Italia ed il 14% in Puglia di differenza tra il No ed il Sì: anche da questo punto di vista qualche esponente locale del governo – ha concluso De Santis – ne dovrebbe trarre le conseguenze dovute”.





