Cobar perde la gara per la progettazione del nuovo Parco della Giustizia. Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar Puglia che aveva accolto il ricorso del secondo classificato, e cioè il raggruppamento di imprese Coebo di Bari, Guastamacchia di Ruvo, Debar di Bari, Manelli di Monopoli, Itm di Forlì e Macob di Massafra contro l’aggiudicazione al raggruppamento formato dalla Cobar di Altamura e la Sac di Roma. I giudici amministrativi di primo grado avevano accolto anche il ricorso incidentale presentato dai primi classificati, motivando entrambe le decisioni e annullando tutti gli atti valutativi della gara. Il risultato è che l’Agenzia del Demanio, aveva fatto appello al Consiglio di Stato, che è stato respinto.
Al raggruppamento temporaneo di imprese Cobar, per i secondi classificati sarebbero stati attribuiti punteggi per alcune azioni migliorative di carattere ambientale (ad esempio la certificazione LEED) che la legge di gara prevedeva espressamente come “non valutabili”. Ma soprattutto la sua offerta nel complesso, finisce per “violare il trattamento minimo salariale dei lavoratori”. Secondo ‘Manelli Impresa Spa, Guastamacchia Spa, Consorzio ITM Scarl, Macob Srl, Coebo Srl, Debar Costruzioni Spa’, per questi due motivi avrebbe dovuto essere esclusa “o, quantomeno, essere soggetta ad un’accurata e pregnante verifica di sostenibilità ed affidabilità”.
L’appalto, per un importo complessivo di oltre 305 milioni di euro (più Iva) di cui 3.637 milioni per la progettazione esecutiva e 301.626 milioni per i lavori, era stato aggiudicato a luglio scorso al raggruppamento di imprese composto da Costruzioni Barozzi Spa e Sac (Società Appalti Costruzioni) Spa. Obiezioni in parte condivise dai giudici del Tar che hanno però evidenziato anche che non sarebbe ben motivata la valutazione della professionalità del Rti secondo classificato, in particolare relativamente all’oggetto della valutazione. La graduatoria dovrà dunque essere rivista e i tempi di consegna del primo l’orto del Parco, nelle migliori intenzioni previsti nel 2026 si allungano ancora di più. E il trasferimento di tutti gli uffici giudiziari baresi per ora non vede la luce.
La risposta dei legali di Cobar
La sentenza pubblicata oggi dal Consiglio di Stato sul Parco della Giustizia di Bari “non comporta né l’aggiudicazione dell’appalto al rti Manelli né la perdita della gara da parte del rti Cobar-Sac, ma esclusivamente l’obbligo per la stazione appaltante di riesaminare gli atti di gara”. È quanto dichiarano in una nota gli avvocati di Cobar, Vincenzo Nunziata e Valentino Vulpetti. “Il Consiglio di Stato – proseguono i legali – pronunciandosi sull’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori del Parco della Giustizia di Bari, ha confermato la sentenza del Tar Puglia n. 1348/2025 limitatamente al subcriterio D.2 (certificazione Leed), respingendo ogni altra impugnativa e confermando altresì l’annullamento di 3,68 punti assegnati al rti Manelli sul subcriterio A.2, relativo a professionalità ed esperienza. Il riesame disposto – spiegano ancora – riguarderà anche tale subcriterio, alla luce del fatto che il rti Manelli ha indicato due lavori, di cui uno non ultimato e quindi non qualificante”.
Infine, per gli avvocati rimane il tema “della legittimazione”: “Manelli impresa – conclude la nota – ha ceduto le proprie attività a Cmc Ravenna mediante affitto di ramo d’azienda dal 1° dicembre 2025 e, pertanto, non potrebbe conseguire l’aggiudicazione. Su questo e su ulteriori motivi di esclusione si pronuncerà il Tar Puglia all’udienza del 29 aprile 2026, su ricorso del rti Cobar-Sac”.







