A un mese dalla tragedia di Gianvito Pascullo, il 17enne di Palo del Colle morto dopo un intervento alla gamba all’ospedale San Paolo, il Marconi-Hack si ferma. “Un minuto di silenzio per trasformare il dolore in richiesta di verità”, spiegano dalla scuola di Bari frequentata dal ragazzo, dove la dirigente scolastica Rosanna Brucoli, accogliendo una proposta nata proprio dai compagni di classe di Gianvito, ha dato il via libera all’iniziativa che domani, giovedì 14 maggio, coinvolgerà sia i corsi mattutini sia quelli serali: al suono prolungato della prima campanella, all’inizio della seconda ora di lezione, ogni attività si fermerà per onorare la memoria di un ragazzo “la cui assenza – spiegano dall’istituto – pesa come un macigno tra i banchi di scuola”.
Alla cerimonia sarà presente la famiglia Pascullo, che in questo primo mese di strazio ha scelto la via della dignità e del riserbo, pur continuando a chiedere con forza che venga fatta luce sulla dinamica dei fatti, tema al centro del fascicolo d’inchiesta aperto dopo la denuncia dei familiari di Gianvito, assistiti dall’avvocato Federico Straziota. La famiglia rinnova la propria fiducia negli organi inquirenti, ma sottolinea come il tempo del dolore non debba coincidere con il tempo dell’oblio. “Il silenzio che oggi avvolge le aule non è vuoto – viene spiegato – né rassegnazione: è il luogo solenne su cui risuona, più forte di ogni rumore, il grido incessante di una giustizia che non ammette ritardi e di una verità che non accetta ombre”.
La famiglia del ragazzo, quindi, non resterà sola nel cammino verso la verità e la giustizia. Già nelle ore immediatamente successive alla tragedia i compagni di classe avevano dedicato a Gianvito una struggente lettera veicolata attraverso i social dallo stesso istituto. “Alla nostra età non avremmo mai voluto vivere un dolore così immenso. Una folata di brutto vento ti ha portato via – si legge nel post pubblicato il 15 aprile scorso sulla pagina Facebook del Marconi-Hack -. Oggi quel banco è vuoto (come i nostri cuori) ma noi lo riempiremo di tutti i bellissimi ricordi che abbiamo vissuto in questi 4 anni insieme”.
“Sei stato un compagno di banco, un amico, un fratello, sempre disponibile allo scherzo, ad un conforto, ad un consiglio, pronto a prendersi la colpa per salvare la classe da una nota, capace di chiedere scusa con sincerità – si legge ancora in quella lettera, scritta dai compagni di classe di Gianvito -. Le tue tenere fossette, i tuoi occhi ridenti, fessure splendenti sul mondo, il tuo sorriso dolcissimo, non li potremo mai dimenticare. Ti amiamo profondamente e ti porteremo con noi all’esame di maturità e per sempre”.







