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Home » Attualità » Bari è la città con il miglior clima d’Italia, report Greenpeace: “Merito della vicinanza al mare”

Bari è la città con il miglior clima d’Italia, report Greenpeace: “Merito della vicinanza al mare”

diLa Redazione
18 Giugno 2026
A A
Bari Lungomare Mare Tramonto

© Riproduzione riservata

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Mentre il nostro Paese si prepara ad affrontare una seconda intensa ondata di calore in meno di un mese, una nuova indagine di Greenpeace Italia svela che la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore a 32°C, soglia oltre cui l’organismo entra in condizioni di forte stress da calore mettendo a rischio la salute delle persone, è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025. Nell’estate del 2025 le Regioni con la quota più alta di giornate oltre questa soglia sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. È quanto emerge dal rapporto di Greenpeace Italia “L’estate che scotta”, realizzato a partire dai dati messi a disposizione dai ricercatori Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli di ISTAT. L’associazione ambientalista denuncia come questa situazione sia dovuta alla crisi climatica, alimentata dalle aziende dei combustibili fossili, principali responsabili del surriscaldamento globale. “Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione – dichiara Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia – Nonostante l’aumento delle temperature e degli eventi meteorologici estremi, le grandi aziende fossili continuano a investire in petrolio e gas, aggravando il riscaldamento globale e scaricando sulle persone più vulnerabili i costi delle proprie strategie orientate solo al profitto”.

Il rapporto di Greenpeace Italia analizza i capoluoghi di Regione usando anche i dati sulle temperature delle superfici urbane e sulle cosiddette isole di calore, cioè zone della città che risultano più calde rispetto alle aree circostanti a causa della presenza di asfalto, cemento ed edifici che assorbono e trattengono il calore. Il report analizza anche i dati sullo stress termico a livello nazionale e regionale. E Bari sembra andare controcorrente: è l’unico capoluogo di regione italiano con un’isola di calore urbana negativa. Ciò significa che, in estate, le temperature massime superficiali in città sono in media più basse rispetto a quelle di aree rurali circostanti. Nello specifico, in città si registrano in media temperature massime estive leggermente più basse (-1,6°C) rispetto alle aree rurali circostanti. “Per leggere questo dato – precisano da Greenpeace – bisogna considerare che nelle zone intorno a Bari
mancano boschi con vegetazione ad alto fusto, dove in genere le temperature sono più fresche anche in estate”. Bari, inoltre, è al decimo posto fra i capoluoghi di regione italiani per quanto riguarda la media delle temperature superficiali massime (41,4° come media rilevata nei mesi di giugno, lugno e agosto 2025; al primo posto c’è Roma con 44,8°).  Nonostante si trovi in un’area con clima caldo, Bari è quella con il miglior clima d’Italia secondo l’Indice del Clima del Sole 24 Ore. “La classifica del Sole 24 Ore fotografa il benessere climatico e racconta quali sono le città capoluogo in grado di offrire le condizioni meteo migliori a chi vive sul territorio, in base ai dati medi rilevati nell’arco del decennio 2015-2025 – continuano da Greenpeace – All’analisi
contribuiscono quindici differenti parametri climatici che impattano sulla vita quotidiana delle persone, tra cui la ricorrenza delle notti tropicali e delle ondate di calore. L’ottimo risultato di Bari è influenzato, oltre che dalla morfologia della città, dalla vicinanza al mare”. Tuttavia, la Puglia nel suo complesso è stata la Regione dove, nell’estate del 2025, si sono registrate più giornate con stress termico elevato, ossia con una temperatura media percepita
superiore ai 32 °C (addirittura, hanno superato questa soglia il 79% delle giornate).

Nei capoluoghi di Regione, la media delle temperature superficiali massime registrate nell’estate del 2025 ha mostrato valori allarmanti: dieci città su venti hanno superato i 40°C, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari. Questo indicatore non misura la temperatura dell’aria né la temperatura percepita, bensì la temperatura fisica della superficie urbana, cioè quella di elementi come asfalto, tetti, muri ed aree verdi, e contribuisce quindi a descrivere la vivibilità delle città e l’esposizione al caldo nei diversi quartieri. Le conseguenze sulla popolazione sono infatti significative. Circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi di Regione, pari a 8,2 milioni di persone, vive in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40°C. Tra questi ci sono circa 283 mila bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani oltre i 74 anni, categorie particolarmente vulnerabili al caldo estremo.

A rendere i centri urbani invivibili sono anche le isole di calore urbane: circa 4,3 milioni di persone nei capoluoghi di Regione vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense, tra cui 151 mila bambini piccoli e 556 mila anziani. A rischio sono anche le persone senza dimora o chi vive in abitazioni poco isolate o senza accesso al raffrescamento, e chi lavora molte ore all’aperto. La presenza di asfalto, cemento ed edifici, ma anche poco verde e bassa ventilazione, contribuiscono a rendere le città più calde rispetto alle aree rurali circostanti. Con l’eccezione di Bari, tutti i capoluoghi di Regione registrano temperature superficiali urbane più alte rispetto alle aree extraurbane. Il caso più eclatante è quello di Torino, dove nel 2025 la differenza tra la media delle temperature superficiali massime ha superato i 15 °C.

A Roma, il 40% dei residenti è esposto a isole di calore intense o molto intense e il 99% della popolazione vive in zone dove d’estate la temperatura superficiale massima supera, in media, i 40°C. Ancora più critica la situazione di Napoli e Torino, dove rispettivamente il 92% e il 98% dei residenti vive in aree interessate da pericolose isole di calore. Una situazione simile richiede interventi urgenti a tutela delle persone. “Il quadro è preoccupante e ci aspettiamo l’ennesima estate con caldo da record. Per questo servono misure urgenti: Greenpeace chiede al governo italiano di introdurre una tassazione dei profitti delle aziende dei combustibili fossili e di usare le risorse raccolte per finanziare misure di transizione energetica e adattamento climatico, per proteggere anzitutto le persone delle fasce sociali più vulnerabili, e abbandonare rapidamente le fonti fossili a partire da un piano di phase-out del gas entro il 2035”, conclude Spadini.

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