Peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Questi i reati contestati, a vario titolo, a otto persone finite nel mirino della Guardia di Finanza con altrettante misure cautelari emesse in un’ordinanza partita dal tribunale di Trani ed eseguita dai militari del Comando Provinciale di Bari.
Le indagini coordinate dalla Procura di Trani e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, hanno consentito in primis di ricostruire la condotta di peculato posta in essere da una curatrice fallimentare di Barletta che, in ipotesi d’accusa, avendo la disponibilità di somme di denaro appartenenti all’attivo di sette procedure fallimentari, si sarebbe indebitamente appropriata di circa 200mila euro attraverso prelievi dai conti correnti delle procedure medesime. Gli approfondimenti successivi, svolti sempre dai finanzieri, hanno consentito di appurare poi che la donna, gravata da una significativa esposizione debitoria, avrebbe anche posto in essere, in concorso con il marito, più condotte volte a sottrarre i propri beni alle pretese dell’Erario e di altri creditori: azioni ritenute idonee a configurare gli estremi del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
“In particolare – spiegano dalla Guardia di Finanza – con il contributo di un avvocato tributarista, la professionista in questione avrebbe anzitutto simulato la vendita di un immobile del valore di oltre 300mila euro – rimasto in realtà nella sua piena disponibilità – a favore della suocera. Immobile che, trascorsi pochi mesi, è stato da quest’ultima donato alle nipoti. In un’altra occasione poi – sempre con l’ausilio del sopra citato avvocato – avrebbe venduto un secondo appartamento, su cui gravava un’ipoteca estinta grazie a un prestito concessole da un familiare. Vendita che, nell’ottica di scongiurare le pretese dei creditori, sarebbe stata attuata con il contributo:
– di un dipendente dell’Agenzia delle Entrate Riscossione che si sarebbe adoperato per cancellare nel più breve tempo possibile la misura ipotecaria, in modo da anticipare eventuali ulteriori procedure esecutive;
– del notaio rogante, il quale al fine di evitare l’aggressione del prezzo della cessione, avrebbe messo a disposizione il suo conto corrente professionale per accreditare il corrispettivo della transazione, senza farlo transitare su quello della venditrice, e avrebbe consapevolmente indicato, in fase di registrazione del rogito, un codice fiscale errato di quest’ultima.
Oltre alle vendite dei suddetti cespiti, sono stati ricostruiti poi diversi episodi ritenuti, allo stato, di occultamento, avvenuti con il contributo di terze parti, di orologi di valore e preziosi, di proprietà dell’indagata, nonché un fittizio passaggio di proprietà di un motoveicolo”. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trani ha disposto quindi: gli arresti domiciliari nei confronti della curatrice fallimentare e del coniuge; il divieto temporaneo di svolgere l’attività professionale nei confronti dell’avvocato tributarista per sei mesi e del notaio per tre mesi; la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio per sei mesi, a carico del dipendente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione; il divieto di dimora nella provincia di Barletta nei confronti di tre ulteriori indagati che hanno concorso, a vario titolo, nella commissione dei reati contestati; il sequestro preventivo, anche per equivalente, a carico della curatrice fallimentare e del coniuge, del profitto dei reati di peculato e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per oltre 500 mila euro.







