Non si sono sciolti con il calare della notte i presidi dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto, decisi a proseguire la mobilitazione a oltranza dopo lo sciopero di 24 ore proclamato ieri in tutti i siti del gruppo. Per ripararsi dall’umidità e dal freddo, gli operai hanno acceso piccoli fuochi con legna accatastata lungo la strada, alternandosi in turni per garantire la continuità della protesta. I blocchi interessano la statale 7, in direzione Massafra, e la statale 106 verso Reggio Calabria. La mobilitazione è stata prolungata da assemblea e sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb. La richiesta è una nuova convocazione del tavolo di confronto da parte del Governo. Intanto, la Regione Puglia ha fissato per giovedì un incontro con i sindacati.
Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un decreto con misure per l’indotto, attraverso la cassa integrazione in deroga, e per i dipendenti diretti, con la prosecuzione dell’integrazione economica alla cassa straordinaria. I sindacati giudicano insufficienti gli interventi e chiedono garanzie sul futuro industriale e strumenti straordinari per i lavoratori, compreso il pensionamento anticipato. Intanto prosegue anche il blocco davanti alla raffineria Eni: ieri sera 37 autocisterne risultavano ancora ferme all’interno. Sul futuro dello stabilimento pesa il decreto della Corte d’Appello di Milano, con lo stop dell’area a caldo entro il 25 ottobre, salvo una decisione diversa della Cassazione attesa il 20 ottobre.







