Martedì 20 ottobre, alle 18, a Palazzo Starita di Bari (in piazza del Ferrarese 23), si inaugura la mostra fotografica “Acqua che non si aspetta – Le alluvioni storiche di Bari”, in occasione del centenario dell’evento del 1926, promossa dal DICATECh (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica) del Politecnico di Bari, sostenuta dal DiSTeGeo (Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali) dell’Università degli Studi di Bari e ospitata da Fondazione Puglia.
L’inaugurazione sarà preceduta da un incontro che si terrà alle 16 all’Auditorium di Palazzo Andidero a Bari in via Venezia, 13 (Muraglia di Bari Vecchia) dove parteciperanno rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali tra cui Politecnico di Bari, Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. In occasione dell’evento inaugurale sarà anche promosso un Premio di laurea istituito dal Politecnico di Bari in memoria del professore ingegnere Antonio Rosario di Santo (già ordinario di Costruzioni Idrauliche presso il Politecnico di Bari, nonché per lungo tempo Segretario generale dell’Autorità di Bacino della Puglia), dedicato a lavori di tesi inerenti al tema dell’evento.
A cento anni dall’alluvione che colpì Bari nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1926, la città ripercorre gli eventi alluvionali più significativi della propria storia e l’impatto che ebbero sulla popolazione e sul territorio. Piogge torrenziali si riversarono nel centro urbano invadendo strade e abitazioni. Il titolo della mostra, ispirato ad un noto verso della canzone “Dolcenera” di Fabrizio De Andrè, le cui vicende si sviluppano in occasione dell’alluvione di Genova del 1970, accompagna il percorso della mostra mettendo in relazione la memoria delle alluvioni con l’imprevedibilità di tali eventi.
Il percorso espositivo raccoglie nello specifico 40 testimonianze fotografiche delle alluvioni del 1905, 1915, 1926, 1954 e 2005 affiancandole a materiali informativi storici e ai principali sviluppi tecnico-scientifici delle attività di mitigazione del rischio. Le immagini restituiscono la portata degli eventi e permettono di apprezzare il loro impatto sulla città, offrendo l’occasione per comprendere il rapporto tra il tessuto urbano di Bari e le sue lame. La mostra intende contribuire al recupero e alla conservazione della memoria storica e condividere con la cittadinanza le conoscenze maturate attraverso la ricerca e la collaborazione tra università, enti e istituzioni. Il centenario diventa così un’occasione per riflettere sulle trasformazioni del territorio, sull’impatto degli eventi meteorici a scala urbana, sul rischio idraulico e sulle opere di difesa idraulica.
“I territori urbani sono in costante evoluzione, ed esposti ad un crescente rischio idraulico a causa di una molteplicità di fattori, da quelli meteorologici a quelli tecnici e sociali – dichiara Umberto Fratino, magnifico rettore del Politecnico di Bari – Ora più che mai è necessario lavorare per sviluppare e condividere memoria e conoscenza, per migliorare l’alta formazione delle competenze tecniche necessarie per operare in modo saggio ed efficace sul territorio, e garantire la collaborazione di tutti gli attori istituzionali coinvolti”.
“La storia delle alluvioni baresi, soprattutto nell’ultimo secolo, dimostra tragicamente che un territorio mantiene la propria memoria e che a Bari l’acqua, pur se assente per anni, può tornare all’improvviso – spiega Michele Mossa, professore ordinario di Idraulica al DICATECh del Politecnico di Bari – Le testimonianze fotografiche delle alluvioni del 1905, 1915, 1926, 1954 e 2005 restituiscono la portata degli eventi e permettono di apprezzare il loro impatto sulla città, offrendo l’occasione per comprendere il rapporto tra il tessuto urbano di Bari e le sue lame, e per sottolineare l’importanza della pianificazione urbana nella gestione del rischio idraulico”.
“La memoria storica degli eventi e la conoscenza del loro manifestarsi è il primo strumento per la definizione del rischio cui il territorio è esposto – sottolinea Giuseppe Mastronuzzi, ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia dell’Università di Bari – In un periodo storico marcato da un veloce cambiamento climatico reso manifesto dall’aumento di eventi meteorologici parossistici, la conoscenza del territorio, dei processi fisici e della loro ricorrenza nel tempo è strumento di base per una corretta pianificazione territoriale al servizio della protezione dell’ambiente, dell’uomo e delle sue attività”.
“La mostra che ospitiamo a Palazzo Starita, non vuole soltanto celebrare un anniversario, ma trasformarlo in un’occasione di conoscenza e riflessione – afferma il presidente di Fondazione Puglia, Antonio Castorani. È una memoria che appartiene a tutta la comunità e che abbiamo il dovere di custodire e trasmettere alle nuove generazioni. Solo così possiamo comprendere meglio il passato e guardare con maggiore consapevolezza alle fragilità del nostro territorio”.
L’esposizione, escluso il giorno dell’inaugurazione (il 20 ottobre alle 18,00), sarà visitabile tutti i giorni fino al 30 ottobre dalle 14 alle 20, con accesso libero con prenotazione della visita tramite QR code riportato sulla locandina.












