Acciaierie d’Italia in As ha comunicato l’avvio della procedura per la richiesta di cassa integrazione straordinaria per un massimo di 8.622 lavoratori (dagli attuali 4.450) fino al 28 febbraio 2027, salvo proroghe.
In particolare, si prevedono fino a 6.964 lavoratori in cigs a Taranto (su un totale di 7.875), 870 a Genova (su 917), 515 a Novi Ligure (su 542), 117 a Milano (su 125), 70 a Racconigi (su 72), 45 a Marghera (su 48), 23 a Paderno (su 25), 18 a Legnaro (su 20), . Attualmente i dipendenti totali di Adi in As sono 9.626.
Il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, è alla base della richiesta dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia di ampliare il ricorso alla cassa integrazione. Il 20 ottobre è fissata in Cassazione l’udienza sui ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria contro il provvedimento. Nella comunicazione inviata al Ministero, i commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli spiegano che “il non dilazionabile adempimento dell’ordine giudiziale risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della società”.
La sospensione della produzione, aggiungono, “impone di porre in essere ed attuare tempestivamente un diverso piano operativo”. La richiesta prevede di innalzare da 4.450 a 8.622 il numero massimo di lavoratori potenzialmente interessati dalla Cigs. Altri 1.004 dipendenti resteranno in servizio per garantire la custodia degli asset, gli obblighi amministrativi e ambientali e le attività necessarie alla continuità operativa. Dal 9 ottobre, si legge nella comunicazione, la sospensione degli impianti funzionali alla produzione di bramme e coils ha determinato “l’improcrastinabile necessità della rimodulazione degli assetti aziendali”, con ricadute progressive sulle lavorazioni negli altri stabilimenti del gruppo. Acciaierie d’Italia ha inoltre revocato gli ordini di approvvigionamento delle materie prime non più compatibili con il fermo produttivo, anche per salvaguardare l’equilibrio economico della gestione.
Gli impianti sono stati posti in condizione di “riscaldo”, per evitarne il deterioramento e consentire una ripresa qualora venissero meno gli impedimenti giudiziari. L’obiettivo dichiarato dai commissari è garantire la sostenibilità della società durante la procedura di cessione degli asset produttivi, attraverso una “drastica riduzione dei costi”. La sospensione del personale sarà definita in base alle esigenze tecnico-produttive. I commissari hanno chiesto al Ministero l’avvio urgente dell’esame congiunto con i sindacati.







