La svolta alle indagini sull’omicidio di Nada Cella, la 25enne uccisa a Chiavari il 6 maggio del 1996 nell’ufficio presso il quale lavorava come segretaria, è arrivata grazie allo studio di una criminologa barese. Antonella Delfino Pesce, dopo anni di buio sulla vicenda, è riuscita a far riaprire le indagini, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Anna Lucia Cecere, ora 53enne, ai tempi conoscente del commercialista e datore di lavoro di Nada Cella, Marco Soracco, la cui posizione, ai tempi, fu trascurata. Un bottone, alla base della ricerca condotta dal 2018 ad oggi dalla dottoressa Delfino Pesce, ritrovato sotto il corpo della vittima, identico ad altri scoperti nell’abitazione della Cecere. Oltre ad altri particolari che saranno oggetto della nuova indagine.
Barese, due lauree (una in Veterinaria e l’altra in Psicologia), da 15 anni tecnico di laboratorio per l’Università di Bari come biologa molecolare, nel 2018 ha iniziato un master in Criminologia all’Università San Martino di Genova. “Dovevo trovare un caso per la mia tesi – racconta Antonella a Telebari – e sotto consiglio del giornalista del Secolo XIX, Nicola Stella, mi sono avvicinata al caso di Nada Cella”.
Dodicimila pagine di verbali, uno studio lungo e approfondito che ha consentito alla dottoressa di scoprire alcune falle nelle indagini, compreso tutto quello che gira attorno al bottone ritrovato sul luogo del delitto. “Il mio successo personale – continua – è quello di essere riuscita a mettere i reperti nelle mani di Emilio Giardina, il perito del caso di Yara Gambirasio”. I risultati della perizia arriveranno tra 90 giorni, ma c’è ancora possibilità di trovare eventuali tracce di DNA sui reperti, perché “le nuove tecniche lo consentono”.
E in attesa dei risultati, la dottoressa Delfino Pesce continua a dare il suo contributo per l’Università di Bari come tecnico di laboratorio. “Il mio settore è e resta la genetica – conclude – ma spero di avvicinarmi nel tempo alla genetica forense”.




