Forse la compagnia barese Tiberio Fiorilli, nota e antesignana (1978) delle strutture che hanno sede in Puglia, è più dura della pandemia che dilaga. Infatti, dopo il debutto del Laboratorio per le Arti Sceniche che continua a sfornare nuovi talenti per il 23esimo anno consecutivo, amplia la propria attività principale, cioè la produzione teatrale di grande respiro nazionale.
In questi giorni, infatti, è in scena a Roma, al teatro San Raffaele, con lo spettacolo “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, celeberrimo testo di Oscar Wilde che debuttò nel 1895 a Londra. La trama è nota, le versioni e gli adattamenti sono stati rappresentati in tutto il mondo sempre con grande successo sia in teatro che al cinema – si contano almeno una decina di film omonimi – ma questa volta la Tiberio Fiorilli ha voluto fare le cose veramente in grande: rappresentare la celebre commedia con tutti i personaggi in scena, anche quelli minori che in genere vengono tagliati o “accorpati” con l’espediente del doppio ruolo degli attori.
Per la vetrina romana, invece, il regista Dino Signorile ha voluto tutti i ruoli coperti da singoli interpreti, rendendo lo spettacolo ricco e divertente per il pubblico della capitale. Lo spettacolo resterà di casa al teatro San Raffaele fino al 19 dicembre. In scena ci saranno Luca Amoruso, Arianna Cicci, Riccardo D’Alessandro, Flavio Gismondi, Andrea Lintozzi Senneca, Matteo Mignozzi e Antonia Radicci. Mentre le scene e i costumi, rigorosamente d’epoca, sono di F. Nunziata Lanzillotta.







