“Grazie all’accoglienza in questa famiglia, adesso la gente di questo posto mi vede finalmente come un essere umano. Come una persona”. Inizia così il racconto di Alhassane Hamidou Abdoulaye, un giovane rifugiato accolto in famiglia in provincia di Bari due anni fa. Ora ha 23 anni e dopo aver ottenuto il diploma di scuole superiori e quello di operatore socio-sanitario, oggi lavora come mediatore culturale nel centro di accoglienza per adulti ‘Casa delle Culture’: centro polifunzionale, nel quartiere San Paolo, di sostegno e integrazione per le persone straniere in difficoltà.
“Due anni fa lavoravo in campagna insieme agli altri – spiega Alhassane -. I miei compagni di allora sono ancora nella stessa condizione. Lavorano ancora ‘in nero’ e non parlano bene l’italiano, praticamente non fanno parte della società. Io, invece, adesso ho preso la patente e sono autonomo. Senza l’accoglienza non sarei chi sono oggi”.
“La nostra famiglia è stata un imbuto attraverso il quale Alhassane è entrato in questa società”, spiega Ezio, di professione architetto. “La possibilità per un giovane di entrate nel seno di una famiglia significa veramente entrare in Italia”, aggiunge sua moglie Lina, che nella vita fa l’insegnante. “All’inizio era un po’ timido, parlava poco – racconta, invece, il loro figlio Gaetano -. Adesso esce da solo, ha un gruppo di amici e una ragazza, ma non è stato semplice. Il cammino che ha portato a questo è stato lungo”.
In tutto in Italia sono 113 le convivenze attivate a partire dal 2019, grazie a un percorso di inclusione innovativo sperimentato da Refugees Welcome Italia, di concerto con i Comuni di Bari, Roma, Palermo, Ravenna e Macerata e l’Università di Tor Vergata, all’interno del progetto “Dalle Esperienze al Modello: l’accoglienza in famiglia come percorso di integrazione”, terminato lo scorso 31 dicembre. Un’attività che ha trovato il proprio punto d’arrivo nell’albo delle Famiglie accoglienti, promosso dai Comuni di Bari e Ravenna e approvato anche dal Comune di Roma in una memoria di giunta.
Nel corso dei tre anni di progetto il 90% dei rifugiati accolti ha raggiunto la piena autonomia: tra loro, appunto, anche Alhassane. “Il suo percorso è esemplificativo dei benefici che un modello di accoglienza diverso può avere sulle persone rifugiate, grazie anche al supporto delle istituzioni locali il cui coinvolgimento è fondamentale per rendere l’accoglienza in famiglia una pratica diffusa – commenta Fabiana Musicco, direttrice di Refugees Welcome Italia -. Auspichiamo che, in futuro, questa esperienza non rimanga solo una buona pratica sperimentata localmente, ma che diventi una policy e uno strumento di governance a livello nazionale”.
“La sfida dell’inclusione – aggiunge l’assessora al Welfare, Francesca Bottalico – ha rappresentato e rappresenta una delle priorità nelle politiche realizzate in questi anni dalla città di Bari attraverso percorsi a più livelli – sociale, educativo, culturale ed economico – a partire dall’idea che la diversità, intesa come ciò che è diverso da ciò che si conosce, e l’accoglienza possano rappresentare un’opportunità di crescita e promozione sia per il singolo sia per la comunità ospitante, il territorio e le politiche territoriali in generale.







