Quarant’anni di onorato servizio, e ora la pensione. O meglio, la demolizione, dopo avere affrontato burrasche e attraversato acqua calme, nei lustri in cui la pesca a strascico riusciva a dare da mangiare a tante famiglie. Santo Spirito saluta e omaggia il peschereccio veterano e più longevo del borgo. “Dopo quasi 40 anni di onorato servizio, è il giorno dell’estremo saluto al peschereccio veterano di Santo Spirito – è il post dell’associazione Marinai di Santo Spirito, che da anni si distingue con le sue iniziative in città – Don Oronzo prima e suo figlio Giuseppe Fiorentino poi, hanno condotto magistralmente durante gli anni di attività, durante le burrasche e in acque calme, l’unità che oggi per l’ultima volta ha solcato il mare al loro comando. Un commosso abbraccio a loro, Don Oronzo ci mancherà”.
A raccontare la storia dell’anziano peschereccio, è Alessandro Fiorentino, nipote del proprietario ottantenne Oronzo e cugino di Giuseppe, che dal papà ha raccolto il testimone alla guida dall’imbarcazione. “Oronzo Fiorentino ha acquistato il peschereccio nel 1993 da Mola, dopo che la sua creazione era stata commissionata nell’82 da un altro proprietario – ricorda Alessandro, che è anche vicepresidente dell’associazione dei Marinari – Fu dato il nome di Don Oronzo da mio zio, che da qualche anno è andato in pensione, lasciando il peschereccio al figlio Giuseppe”. Oronzo, il veterano, aveva un grande passato sulle navi militari come ‘nocchiere’ e con il fratello Franco aveva già acquistato un altro peschereccio, San Giuseppe, anch’esso demolito nel 2010 dopo una lunga carriera.
Oggi mantenere in vita un peschereccio richiede sacrifici enormi e costi sproporzionati, denunciano i marinai. “La legge impone dotazioni di bordo come fossero pescherecci dell’Atlantico – spiega Alessandro – Costi cui si aggiunge il caro gasolio, con il pescato che non riesce a coprire le spese”. Oronzo, dunque, da qualche tempo è a terra per la vendita del pesce, e sarà presto coinvolto dall’associazione dei Marinai in corsi destinati ai ragazzi e ai bambini, per imparare a rappezzare (“remagliare”, rifare) le maglie delle reti che si strappano. Per lui l’associazione aveva anche richiesto una ‘medaglia d’onore di lunga navigazione’, mai concessa perché “i pescherecci sono considerati navi minori”, è il dispiacere di Alessandro.
Il peschereccio Don Oronzo sarà ora demolito, con costi importanti. Il Know How di Oronzo e Giuseppe (che ora lavora su un altro peschereccio) non andrà disperso, garantisce l’associazione, che punta a tramandare la sapiente arte di un mestiere antico e meraviglioso, a rischio estinzione.
(foto dall’Associazione Marinai Santo Spirito)







