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Home » Storie » Fu lasciato seminudo e tramortito nella neve: vent’anni dall’aggressione di Luca Mongelli

Fu lasciato seminudo e tramortito nella neve: vent’anni dall’aggressione di Luca Mongelli

diGianluca Battista
9 Febbraio 2022
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Era il 7 febbraio del 2002 quando a Veysonnaz, cittadina del Vallese, in Svizzera, il piccolo Luca Mongelli, di origini giovinazzesi, fu trovato quasi esanime nella neve, seminudo. Ad aggredirlo ignoti, mentre il ragazzino rientrava da scuola con il suo fratellino minore.
Nessun testimone, se non il cane di famiglia ed un bimbo troppo piccolo ed impaurito per essere utile nel ricostruire quanto accaduto. I soccorsi (forse tardivi) e l’ipotermia arrecarono gravi danni neurologici al piccolo Luca, che da allora è su una sedia a rotelle e lotta quotidianamente per una vita dignitosa.

Il caso arrivò alla ribalta nazionale negli anni seguenti, grazie alla tenacia di papà Nicola e mamma Tina, in Svizzera per lavoro, i quali mai si sono arresi ad un destino crudele. Le autorità svizzere apparvero sin da subito troppo lente nelle indagini e spesso hanno rallentato l’iter, come rivelato da inchieste giornalistiche locali, con l’ombra dell’insabbiamento perché gli aggressori potrebbero essere figli di notabili del posto.
Dopo vent’anni Luca non ha ancora avuto giustizia, ma la catena di solidarietà nei suoi confronti non si è quasi mai fermata, grazie all’impegno di testate giovinazzesi e di Tommaso Depalma, che sarebbe diventato sindaco della cittadina del Nord Barese. Anche Maurizio Costanzo, Laura Pausini, Antonio Conte ed altri nomi del mondo dello spettacolo e dello sport hanno sostenuto la causa e quindi le costosissime cure oltreoceano.

Luca oggi è un ragazzo laureato in Scienze della Comunicazione, ambisce ad uno spazio all’interno di una redazione giornalistica ed ha scritto un libro a quattro mani con Francesco Minervini, docente e scrittore, fratello del compianto Guglielmo, dal titolo “Finalmente urlo”.
Minervini ha così ricordato questo triste anniversario: «Dopo tre mesi di coma – ha scritto – contro ogni speranza, Luca si è svegliato e ha raccontato tutto, senza però che nessuno, tranne i genitori, gli credesse”. “Sono passati vent’anni e per le autorità della Svizzera a tramortire e a spogliare Luca sotto la neve è stato il suo cane Rocky, che fu prontamente abbattuto – è la constatazione quasi rabbiosa – Sono passati vent’anni e Luca ne ha fatta di strada. Con la sua vita difficile in carrozzella e senza vista, ha visto ciò che gli altri non vedono. Si è laureato e ha percorso le vie del mondo”. “Ha scritto con me che ‘Finalmente urla’ – ha continuato – come titola il nostro libro a quattro mani, libero come l’aria e vispo come non mai. Luca… che questo sia l’anniversario della tua vittoria, perché nonostante tutto e nonostante tutti ce l’hai fatta”. In tanti a Giovinazzo attendono giustizia, attendono verità, attendono che chi ha sbagliato, paghi. Speranze sin qui vane perché gli aggressori non hanno mai avuto un volto. Ombre che hanno cambiato per sempre l’esistenza di un bambino di 6 anni.

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