“Un arcobaleno senza tempesta, questa sì che sarebbe una festa. Sarebbe una festa per tutta la terra, fare la pace prima della guerra”. Gianni Rodari lo aveva scritto in una delle sue filastrocche dedicate alla guerra: quale modo migliore per spiegarla ai bambini?
Poco prima dell’alba le truppe russe hanno invaso l’Ucraina: i telegiornali trasmettono senza soluzione di continuità le drammatiche immagini delle esplosioni e delle famiglie in fuga dal Paese, e questo è solo uno dei tanti conflitti con i quali si scontrano le nostre coscienze (basti pensare alla crisi afghana). Ma come possiamo spiegare in maniera opportuna i teatri di guerra ai bambini italiani, ai nostri figli che ci chiedono spiegazioni? Lo abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta Anna Gasparre, consigliere dell’Ordine degli psicologi di Puglia.
Dottoressa, come possiamo tutelare i bambini e i ragazzi dall’orrore delle immagini della guerra?
“È impossibile evitare che i bimbi guardino le immagini di violenza, che stanno arrivando in tv e sui social. Sicuramente provano angoscia e incertezza vedendo altri bambini che cercano di scappare, e noi dobbiamo tutelarli, ma non dobbiamo censurare la realtà. Bisogna filtrare i messaggi che arrivano tramite la presenza di un adulto, quindi le immagini non devono essere guardate da soli ma assieme a qualcuno che li aiuti ad elaborare”.
C’è un linguaggio specifico che può essere utilizzato, ci sono dei termini o dei vocaboli più adatti?
“In generale è importante aiutare a coltivare l’empatia. Possiamo dire ai bambini che esiste la speranza, si possono utilizzare fiabe e racconti per parlare di queste tematiche ai bimbi più piccoli, ad esempio le poesie di Rodari. È utile anche farli disegnare, per portarli ad esprimere le loro emozioni, e a scuola è importante creare percorsi didattici dedicati, magari raccontando storie di coetanei che hanno vissuto la guerra. Bisogna far capire che è normale essere impauriti e arrabbiati di fronte a certe immagini, ma si può sempre fare qualcosa per aiutare”.
La scuola gioca un ruolo fondamentale?
“Certamente, e si possono utilizzare supporti didattici, film e cartoni. Va tenuto a mente, che paura e dolore vanno gestiti. I bambini non devono sentirsi impotenti o passivi, ma va detto loro che ci sono persone che stanno aiutando i loro coetanei in difficoltà”.
Ha qualche consiglio da dare a genitori o insegnanti che desiderano introdurre l’argomento?
“Io ne ho parlato proprio oggi a mia figlia di otto anni, e le ho detto che le guerre sono sempre esistite purtroppo. Bisogna innanzitutto dare una spiegazione del fenomeno storico, facendo capire ai ragazzi che i conflitti fanno parte dell’umanità, e che provocano dolore e sofferenza. Si può terminare il discorso, parlando di come possiamo contribuire attivamente noi: ad esempio gli adolescenti possono impegnarsi in questioni umanitarie o manifestazioni”.







