Grandi sorrisi e calorosi applausi, dei cittadini e delle istituzioni: dall’allora sindaco Michele Emiliano all’ex governatore pugliese Nichi Vendola, fino ad arrivare al premier dell’epoca Romano Prodi arrivato in città per l’occasione. Così, il 14 marzo del 2007, Bari accolse il presidente russo Vladimir Putin. Attestati di stima e grande ammirazione, che oggi si schiantano contro un sentimento popolare molto diverso nei confronti di chi ha dato vita alla sanguinosa guerra in Ucraina.
Putin arrivò a Bari per un vertice italo-russo sui temi dell’energia e dell’industria aerospaziale, ma anche sui conflitti in Afghanistan e in Kosovo e sui diritti umani. “Il dialogo interconfessionale si può usare per risolvere i problemi più importanti del mondo contemporaneo” disse, come riportato nel servizio redatto in quella giornata dalla giornalista di Telebari, Cristina Ferrigni. “È impossibile risolvere con la forza i conflitti”, aggiunse durante la conferenza stampa organizzata al Teatro Piccinni rispondendo alla domanda di un giornalista e riferendosi a Iran, Afghanistan, Kosovo. Concetti che 15 anni dopo il presidente russo sembra aver dimenticato.
Putin in quella circostanza visitò anche la chiesa ortodossa di San Nicola, parlando di Bari come “il più importante luogo sacro di pellegrinaggio per la Russia, dopo Gerusalemme” e ringraziando poi le istituzioni e tutti i baresi per l’atmosfera di confidenza e convivialità in cui si svolse il vertice organizzato in città. In corso Benedetto Croce, come testimoniano le immagini, a omaggiare Putin in quel pomeriggio di marzo un vero e proprio mare di gente.




