Un nastro rosso unisce l’opuscolo di poesie russe e il libello di autori ucraini. Il legame speciale, nel momento di massima divisione, finirà in vetrina come gesto simbolico. “La poesia e la letteratura sono i luoghi in cui ripensare il mondo”, racconta Serena Di Lecce, titolare della libreria Millelibri, che come altri suoi colleghi librai di Bari ha deciso di lanciare un messaggio chiaro contro la censura. E’ la risposta barese alla polemica nata dopo che l’Università di Milano Bicocca ha deciso di cancellare il corso su Dostoevskij, tenuto dallo scrittore Paolo Nori. Nori, attraverso i suoi canali social, aveva letto la mail arrivata dall’università in cui gli veniva comunicata la decisione di rimandare il percorso su Dostoevskij allo scopo di “evitare qualsiasi forma di polemica, soprattutto interna, in questo momento di forte tensione” a seguito dell’invasione russa in Ucraina. Dopo la levata di scudi anche del mondo accademico, l’Università ha fatto dietrofront, ma la vicenda ha scatenato comunque una serie di riflessioni, anche in Puglia.
“Ora e sempre Dostoevskij – ha scritto in un post Lea Durante, docente di Letteratura italiana Uniba e Direttrice del Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani – Sarebbe bello se oggi tutte le librerie riempissero le vetrine di letteratura russa e ucraina, e tutte le persone entrassero a comprare quei libri, ma tanti, tanti, tantissimi! E se si organizzassero momenti di lettura per strada di poesia e di romanzi e di teatro di quelle terre bellissime e coltissime e sfortunatissime. Domani farò così a lezione di Letteratura di genere, entro e leggo Anna Achmatova e Svjatlana Aleksievic”.
Invito subito accolto dalle librerie baresi. In riallestimento la vetrina Millelibri, preziosa libreria di poesie di via Dei Mille, a San Pasquale. “La poesia, la letteratura, hanno dato molto spesso prova di essere il luogo in cui sia dia un modo di ripensare il mondo – spiega la titolare Serena Di Lecce – Se è vero che i libri non offrono risposte stabili, è anche vero che le domande che generano sono ancora capaci di aprire dei varchi e insieme di colmare degli spazi: in mezzo c’è la vita umana, quella attuale e quell’altra, quella sempre possibile”.





