I profughi ucraini che giungono in Puglia e che “non dovessero sottoporsi alla vaccinazione anti Covid-19 dovranno essere sottoposti a test antigenici rapidi o molecolari ogni 48 ore, quale misura idonea per la prevenzione e il contenimento del possibile contagio”. È quanto scrive il dipartimento Salute della Regione Puglia in una circolare inviata a tutte le Asl.
“Si conferma – evidenzia il dipartimento – la necessità di assicurare una efficiente e diffusa organizzazione delle attività di sorveglianza, di prevenzione, di profilassi sanitaria e vaccinale e di gestione Covid-19 mediante l’individuazione e la predisposizione delle risorse necessarie da parte delle Aziende sanitarie locali”.
Un’altra novità arriva dal decreto ‘Misure Urgenti’ per l’Ucraina pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 marzo: medici e professionisti sanitari ucraini potranno esercitare, da oggi e fino al 4 marzo 2023, la professione in Italia in via temporanea.
Sul tema, però, è chiaro il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli: anche i medici e gli operatori sanitari ucraini che a partire da oggi, con determinati requisiti, potranno esercitare la professione in Italia dovranno rispettare l’obbligo di vaccinazione anti-Covid.
“Il decreto legge 172 – ha detto Anelli all’Ansa – stabilisce che l’esercizio della professione medica è correlato con l’obbligo vaccinale. L’obbligo vaccinale anti-Covid è cioè un requisito fondamentale per l’esercizio della professione medica stessa. Pertanto, anche i medici ucraini nel momento in cui esercitano la professione in Italia dovranno vaccinarsi”.
Al momento, precisa, “sono giunte richieste di impiego soprattutto per alcune figure di operatori sanitari ucraini giunti in Italia, come gli odontotecnici. Alcune associazioni hanno infatti già chiesto la possibilità di far esercitare la professione a questi operatori ucraini anche come gesto concreto di solidarietà”. Per quanto riguarda invece i medici odontoiatri, precisa il presidente Fnomceo, “dobbiamo affinare il meccanismo, perchè le modalità di esercizio della professione sono legate alla valutazione del passaporto di profugo su cui viene appunto riportata la professione”.
I medici ucraini, ricorda Anelli, “potranno esercitare la propria professione nell’ambito del Servizio sanitario nazionale o come liberi professionisti, ma quest’ultima modalità mi pare più complessa. Le domande vanno indirizzate alle Asl, ma la norma è appena stata pubblicata in gazzetta ufficiale e abbiamo la necessità di regolamentare questo nuovo rapporto di lavoro con gli ordini provinciali: vedremo anche con le altre confederazioni delle professioni sanitarie come disciplinare questa nuova modalità di esercizio professionale”.
Ad ogni modo, conclude Anelli, “è difficile dire quante richieste arriveranno, ma bisogna anche considerare che molti sanitari e medici sono rimasti in Ucraina proprio per garantire assistenza alla popolazione”.





