Nonostante siano passati decenni, alcuni la chiamano ancora corso Sicilia, antico nome di Corso Benedetto Croce. Della via che un tempo fu salotto dello shopping resta ormai poco: l’inscrizione sul muro di una traversa e la consumata insegna “Bari” che campeggia sulla facciata del palazzo Zippitelli. Questa indicava la fine della strada (che si estendeva fino a un tratto dell’attuale Corso Alcide De Gasperi) e il confine tra la città e Carbonara, quando questa era una frazione del capoluogo.
Però esistono e resistono, ancora, alcune piccole attività, simboli e memorie storiche della via, che nel corso degli anni ha avuto diversi cambiamenti, non solo toponomastici, ma anche commerciali, come emerge dai racconti dei titolari.
A farci da apripista, c’è il 55enne barese Francesco Di Stasi, dell’omonima cornetteria, in cui ha messo le mani in pasta dall’età di 20 anni. Situata all’inizio di corso Benedetto Croce, dal 1977 – da quando suo padre ha aperto bottega – ha un‘insegna sempre accesa, a differenza del resto della strada.

“È una zona ormai spenta – afferma – gli unici superstiti storici di questo tratto di strada siamo noi e la pasticceria “Annie”, dopo la chiusura del panificio e del tabaccaio, che sono stati qui per una cinquantina d’anni e del pub che ha chiuso dopo una trentina. Per il resto, è stato un susseguirsi di attività che hanno avuto vita breve, come bar, pizzerie, negozi di detersivi o gestiti da cinesi”.
Ad incentivare la dilagante crisi del commercio intervengono altri fattori. “Trovare parcheggio in questo tratto di strada è un’impresa – dichiara Francesco – e chi vorrebbe sostare per degustate comodamente un cornetto, ci rinuncia, e noi commercianti incassiamo ben poco”.
Proseguiamo verso la Chiesa Russa che fa da sfondo a un’attività da altri tempi.
Qui incontriamo il 68enne Vincenzo, che lavora nel suo chioschetto dall’età di 23 anni. D’estate vende granite con vero succo di limone e il resto dell’anno cioccolate e caramelle di qualità, come ci tiene a precisare per la sua merce, ma anche birre fresche, per la gioia di qualche avventore. Il chioschetto è stato aperto da suo nonno nel 1963 e anche Vincenzo ha visto un susseguirsi di attività storiche che hanno abbassato definitivamente le saracinesche: “Non c’è ricambio generazionale, i figli dei vecchi titolari hanno preso altre strade – dichiara Vincenzo – oppure chi non ha eredi, ha chiuso per vecchiaia”.

Anche per Vincenzo negli ultimi tempi gli affari sono andati scemando perché è venuto meno il via vai di molti potenziali clienti. “Con la chiusura del mercato di via Monte Grappa è diminuito l’afflusso di persone, ma il colpo di grazia è stato dato dalla chiusura della scuola Carlo Del Prete, che ha portato via i miei clienti più affezionati, i bambini”.
Salutiamo Vincenzo e dopo pochi passi dal chioschetto incontriamo il 48enne Gianni proprietario dell’”Edicola del Corso”.
“Lavoro qui da quando ho 16 anni, l’edicola è stata rilevata da mio padre negli anni novanta – racconta – dal vecchio proprietario, lo storico giornalaio Gennaro, che negli anni sessanta è stato il primo a vendere i giornali in questa strada”.

Circa dieci anni fa l’edicola si sposta sul marciapiede, a seguito del rifacimento dei giardini Chiara Lubich, ma, come Gianni ci mostra da vecchie foto, la collocazione originaria dell’edicola era adiacente all’ingresso dell’area verde.
Anche Gianni ha visto il susseguirsi di chiusure di attività storiche, come la “Salumeria Picca, che ha vissuto per 70 anni. Ma le uniche attività che resistono sono i bar”. E tra questi va citato il celebre “Meridional Caffè”. Questo bar esiste ancora, ma non è più quello della storica gestione che ha chiuso nel 2019, dopo 63 anni. Gli attuali proprietari, ne hanno rilevato la ditta.
E ci piace pensare che l’abbiano fatto per mantenere in vita la memoria del famoso bar di “Corso Sicilia”.








