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Home » Storie » #Barifutura, un laboratorio di idee e contaminazione all’Università: ecco come nasce BaLab

#Barifutura, un laboratorio di idee e contaminazione all’Università: ecco come nasce BaLab

diGiulio Albano
8 Maggio 2022
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Ai baresi è noto come il “Palazzo delle Poste”, anche se oggi è il Centro Polifunzionale Studenti di piazza Cesare Battisti, fulcro della vita di tanti studenti. Mentre nella piazza nascono amicizie e si creano legami e al piano terra regna il silenzio della sala studio, al primo piano del Palazzo c’è uno spazio dedicato alla creatività e all’innovazione: il BaLab. A guidarci in questo tour è Annalisa Turi, Knowledge Transfer Manager, indaffarata come sempre nell’organizzare incontri e laboratori.

“Il BaLab è il contamination lab dell’Università di Bari” ci spiga Annalisa “e ha l’obiettivo di favorire la contaminazione di idee imprenditoriali innovative; il leit-motiv è mettere in rete le teste pensanti del territorio come step fondamentale per fare impresa; mettere insieme talenti e idee, dalla cui contaminazione nascono nuove proposte e nuove realtà imprenditoriali.La fase di creazione di impresa innovativa passa dallo sviluppo di soft skills, aspetto su cui Uniba sta puntando moltissimo”. A portare aventi questo avamposto di innovazione, oltre Annalisa, sono il Prof. Gianluigi de Gennaro e le dottoresse Annamaria Demarinis e Stefani Petraccone.

 

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Come coinvolgete gli studenti?

“Nel BaLab, i giovani dai diciotto ai trentacinque anni, affiancati da tutor, incontrano mentor e testimonial come imprenditori e innovatori, impegnati a trasmetterli le loro conoscenze. È uno dei posti più dinamici dell’Università, è il luogo degli studenti, dei dottorandi, di tutti coloro che vogliono condividere e contaminare visioni e sogni, imparando concretamente come realizzarli”.


Mi racconti qualche esempio di startup nata dal BaLab?

“Dal primissimo ciclo BaLab (nel 2015) ad oggi, da Bari a Taranto, sono tantissime le startup cresciute nel BaLab: da Mindesk (modellazione in realtà virtuale) a Energy by Oscar (le colonnine che ricaricano e disinfettano i device elettronici) a Rewow (materiali a base biologia da rifiuti urbani) a Miracle (specchio intelligente che rileva il rischio cardiovascolare) a tante altre. Se vuoi conoscerle dovrai visitare il nostro sito (http://balab.uniba.it/). La cosa bella dell’Università di Bari è che essendo generalista riesce ad avviare startup e spin-off in vari settori, dall’arte alla tecnologia, dall’economia alla medicina”.

Che impatto ha secondo te il BaLab sul territorio e sull’università?

“L’esperienza BaLab diventa un importante processo di innovazione sociale: mettere al centro il talento dei giovani, legittimarne la creatività e porre al primo posto della rigenerazione di una Città le relazioni umane e la contaminazione delle idee per generare valore; con il Comune di Bari il rapporto è splendido e stiamo realizzando tanti progetti insieme (da BIS – Bari Innovazione Sociale a Casa delle Tecnologie Emergenti – Bari Open Innovation Hub). L’impatto sull’Università è straordinariamente importante soprattutto con riguardo alla student entrepreneurship e – in generale – alla terza missione, ma anche in relazione ad un nuovo modo di fare orientamento per avvicinare i ragazzi e le ragazze già durante gli anni di scuola superiore. L’obiettivo del BaLab è molto ambizioso: essere una “fabbrica di persone”, che va alla scoperta del potenziale creativo inespresso dei giovani (studenti, imprenditori o altro), mettendo a sistema una fitta rete di relazioni che possano promuovere un confronto orizzontale creativo”.

Perché hai deciso di impegnarti nel mondo dell’innovazione e come ti sta segnando questa esperienza?

“Mi definisco una giurista atipica, sono un’avvocatessa; da sempre mi persuade il diritto e mi affascina l’innovazione. Ed oggi, nella mia professione – prima figura di knowledge transfer manager presso l’Università di Bari – cerco di connettere e contaminare questi mondi così diversi. Mi occupo di innovazione, di startup, di futuro… insomma, è il lavoro più bello del mondo! Oltre al BaLab, mi occupo in particolare del Progetto “One Stop Shop for Engagement, Exchange, Enterprise”, grazie al quale come Università proviamo a potenziare le attività di trasferimento tecnologico e terza missione, ossia di interazioni tra la ricerca, le startup e le imprese, al fine di creare valore ed impatto sul territorio”.

Quali sono le opportunità che questo territorio e che la nostra università dà a chi sceglie di restare qui a fare innovazione?

“La nostra Regione ha insegnato a tutte le altre come si realizzano le politiche giovanili… non è un caso che il BaLab sia dedicato a Guglielmo Minervini! Il nostro è un bel territorio dove fare impresa; dobbiamo estrarre i talenti e liberare la loro energia per far in modo che i sogni si realizzino dove sono stati sognati. Oggi ti ho raccontato del BaLab, ma potrei raccontarti tante altre eccellenze che rendono la nostra Università un fiore all’occhiello nel Mezzogiorno. Università e territorio accomunate dallo stesso desiderio di intercettare le traiettorie del futuro e questo, secondo me, è possibile proprio investendo nelle idee dei giovani”.

Che consiglio daresti ai ragazzi e alle ragazze che decidono di restare in Puglia a fare innovazione?

“Di guardare al mondo nonostante i piedi siano in Puglia. E, soprattutto, di sognare. Di sognare, sempre e forte”.

Saluto Annalisa, inguaribile sognatrice, e torno in piazza, dove studenti e studentesse continuano a incontrarsi, condividere appunti e idee. Nel vorticare del loro entusiasmo i sogni non sembrano poi così impossibili.

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