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Home » TV » Editoriali » Nel Barese si moltiplicano i nidi del pappagallo ‘monaco’. Gli esperti: “Siamo in emergenza, è specie aliena”

Nel Barese si moltiplicano i nidi del pappagallo ‘monaco’. Gli esperti: “Siamo in emergenza, è specie aliena”

diGianluca Giugno
22 Luglio 2022
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© Riproduzione riservata

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Dall’America latina a Bari, con una “colonizzazione” partita venti anni fa da Molfetta e ora arrivata in tutto il sud Est barese. Gli ultimi avvistamenti sono avvenuti nel cuore di Rutigliano, con un super nido spuntato nella centralissima piazza XX settembre. Gli speciali ‘inquilini’ sono esemplari di “pappagallo monaco”, volatile originario del Sudamerica, che da diversi anni sta colonizzando l’hinterland barese. Una presenza che non passa inosservata, se è vero che l’Unione Europea ha già classificato i volatili come “specie aliena”, mentre gli scienziati riconoscono l’emergenza che la massiccia presenza di questa specie sta provocando all’ambiente, attentando alla biodiversità e con possibili “conseguenze catastrofiche sull’habitat”.

“La situazione è molto seria. Stanno colonizzando zone sempre più grandi”. A lanciare l’allarme è Antonio Camarda, titolare della cattedra di Patologia aviare dell’Università di Bari e responsabile sanitario dell’Osservatorio Faunistico Regionale della Puglia. Secondo il docente universitario, siamo nel bel mezzo di una colonizzazione partita almeno venti anni fa da Molfetta; una vera e propria onda che si sta espandendo nelle nostre zone. “Questi pappagalli stanno iniziando a colonizzare altri territori, considerando che quelli da cui provengono sono pieni della specie – spiega il professore – Hanno riempito completamente gli spazi disponibili, così i piccoli hanno cominciato a spostarsi sempre di più e sono abbondantemente arrivati verso il sud Est barese”.

L’Osservatorio Faunistico pugliese monitora da tempo l’avanzamento delle colonie di pappagalli nel territorio regionale. “I primi nuclei sono stati segnalati nel nord barese, nella zona di Molfetta – spiega Camarda – da qui sono arrivati a Giovinazzo, poi a Santo Spirito, Palese, Bari, San Giorgio, Torre a Mare. A Mola di Bari sono presenti da almeno dieci anni, mentre da cinque o sei sono a Rutigliano. Non è uno spostamento, è proprio una colonizzazione che avviene negli anni. Stanno occupando aree sempre più grandi”. Il fatto che gli avvistamenti di questi volatili si siano fatti più frequenti solo nell’ultimo periodo è sintomo, secondo l’esperto, di una maggiore incidenza della specie nel territorio occupato.

 

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L’invasività è il fulcro del problema analizzato dall’Osservatorio Faunistico. La presenza massiccia di specie non autoctone ha un impatto considerevole sulla biodiversità. Il pappagallo monaco preferisce i pini per nidificare, poi si sposta in periferia per mangiare uva, mandorle e ciliegie a seconda del periodo, e torna in città dove non ha predatori. “Secondo me è un disastro – continua allarmato il responsabile sanitario dell’Osservatorio Faunistico – Se non si fa niente, è chiaro che questi animali continueranno a colonizzare il territorio. Hanno una capacità riproduttiva molto alta, trovano da mangiare nelle campagne vicine, non hanno predatori e di conseguenza hanno la possibilità di colonizzare il territorio come preferiscono”.

Nella caccia al cibo, i pappagalli vanno alla ricerca di frutta di stagione. Può rappresentare una minaccia per i coltivatori pugliesi? Secondo Antonio Camarda questo pericolo è concreto: “Probabilmente adesso stanno mangiando altro come pesche e albicocche. All’uva non sono ancora arrivati completamente. Gli agricoltori hanno adottato dei sistemi di protezione come le reti antigrandine – riferendosi alle coltivazioni di uva da tavola – per adesso il pappagallo non ha imparato a raggiungere il frutto rompendo le reti ma, nel momento in cui dovesse aumentare la popolazione e imparare che lì c’è del cibo, non è escluso che possano causare problemi consistenti”.

Il pericolo viene percepito anche dalle istituzioni: la normativa attuale a livello europeo considera il pappagallo monaco una specie ‘aliena’ alla stessa stregua delle tartarughe acquatiche americane. Cosa bisogna aspettarsi nell’imminente futuro? Per il docente di patologia aviare non ci sono dubbi: verranno presi in considerazione “dei piani rivolti all’eliminazione di questi animali che non dovrebbero stare sul nostro territorio, occupano spazi di altre specie”. “Non è un problema solo nostro – aggiunge – è un problema nazionale. I pappagalli hanno preso Roma e molte altre città italiane ma anche all’estero. Barcellona è completamente invasa dai pappagalli e per questo bisognerebbe prendere delle misure drastiche che, dal punto di vista politico, cozzano moltissimo con l’opinione degli ambientalisti”.

Un punto di riferimento da tenere in considerazione per capire cosa aspettarsi in futuro sarebbe la stessa metropoli catalana, dove si sta procedendo alla cattura e all’abbattimento periodico dei volatili. Un impedimento alla risoluzione del problema sarebbe, secondo il responsabile regionale dell’Osservatorio Faunistico, l’indecisione delle istituzioni davanti all’opinione pubblica.  “La Regione Puglia si sta chiedendo cosa fare ma non si sta decidendo nulla – conclude Camarda – La problematica del pappagallo è molto seria e bisognerebbe affrontarla innanzitutto nelle sedi politiche”.

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