Compie otto anni una bella amicizia nata nei giorni della festa patronale di Molfetta. È la storia di Paolo d’Angella e Abramo Sene, 25 e 19 anni, il primo volontario di un’associazione attiva nel sociale, il secondo figlio di un venditore ambulante. Paolo, molfettese, BDC Manager e scout appassionato, e Abramo, residente a Lecce, sportivo e amante del calcio. I due si sono incontrati durante il progetto accoglienza targato SerMolfetta, che dal 2011 si propone di integrare in un villaggio di giochi i bambini, figli dei venditori ambulanti, che anni fa erano costretti a restare per strada durante la fiera.
“Quando ha partecipato ai miei primi progetti accoglienza, Abramo era un ragazzino che aveva bisogno di aiuto e di affetto, non lavorava ancora con suo padre – esordisce Paolo – e tra di noi c’è stata subito intesa”. Tra un gelato e una passeggiata, anno dopo anno, ma soprattutto momento dopo momento, si è costruito un legame che resiste al tempo e alla distanza. Infatti Abramo ritorna a Molfetta una volta l’anno, in occasione della fiera.
“Una volta diventato troppo grande per il progetto, Abramo ci ha sempre tenuto ad accompagnare fratellini e sorelline – prosegue –approfittando dell’occasione per ringraziarmi”. Un gesto semplice, eppure così capace di riempire il cuore. Perché è quello che succede quando si trova un vero amico e si sceglie di custodirlo. I social, poi, fanno il resto negli altri mesi dell’anno. “Ci sentiamo spesso su Whatsapp, ci rispondiamo a vicenda alle storie Instagram, ma non solo – continua Paolo – ci chiediamo a vicenda come stiamo, scherziamo, ci raccontiamo le giornate, perché il tempo ci rende sempre più vicini”. Proprio in virtù del rispetto e della stima reciproci che alimentano il rapporto.
“Io non faccio che ripetergli quanto lo ammiro, per me è un esempio per la sua famiglia e per tutti noi”, assicura Paolo. Un insegnamento che vale per ogni volto che s’incontra in esperienze come questa. “Il paradosso è che faccio volontariato per mettermi a disposizione degli altri, ma alla fine sono loro che aiutano me – precisa Paolo – mi fanno crescere, aiutandomi a riscoprire la bellezza e la semplicità delle piccole cose”.
Avere delle ambizioni e sognare in grande è bellissimo, ma non è abbastanza se alla base mancano i valori, i sorrisi e le attenzioni. “Abramo e tutti gli altri mi hanno fatto immergere nel loro modo di essere, così puro e genuino – sottolinea Paolo – in grado di annullare la concezione di ‘diverso’, una parola che detesto perché innalza degli inutili muri”. Gli stessi che, invece, dovrebbero trasformarsi in ponti. “Voglio puntare in alto e coltivare il nostro rapporto– afferma Paolo – non siamo più educatore e ragazzino, ma due persone grandi e autonome che si vogliono bene, semplicemente amici”.







