Bari, viaggio nelle mercerie che resistono. “Nessuno rattoppa più abiti usati: ora puntiamo al commercio on line”

Sessantacinque anni fa, ad angolo tra via Manzoni e via Putignani, veniva esposta per la prima volta l’insegna “Filmoda”. Dal 1957 quell’insegna è ancora lì: Filmoda è infatti oggi una delle poche storiche mercerie a gestione familiare ancora sopravvissute. E, al contempo, anche una di quelle che più potentemente ha saputo adattarsi ai tempi, costruirsi e reiventarsi, ampliandosi e arrivando a contare oggi quattro sedi in punti strategici del capoluogo barese.

Grazie a una chiacchierata con Giuseppe De Tullio, figlio di uno dei proprietari dello storico negozio, attualmente gestore della nuova sede su via Dante, abbiamo rivissuto l’alba e il tramonto di un mestiere che prova a resistere al tempo che corre. Seguendo una tradizione fatta non solo di bottoni e cerniere. “Bari nasce sulla sartoria, ma ora le sarte non esistono più”, racconta Giuseppe De Tullio.

Se prima era motivo d’orgoglio e piuttosto frequente per donne e uomini baresi farsi confezionare abiti su misura, adesso l’aumento spropositato dell’offerta vestiaria, a poco prezzo e minor qualità, ha rivoluzionato il nostro stile di vita. “Adesso la gente preferisce comprare qualcosa di nuovo, piuttosto che aggiustare ciò che si è rotto – ci spiega il signor De Tullio – è più conveniente a livello di tempo, e meno dispendioso economicamente”.

Sono pochi che ancora oggi si cimentano con cucito e ricamo. Ancora meno si dedicano a rattoppare abiti malmessi, anche se si tratta di capi d’abbigliamento comprati da poco. Chi lo fa inoltre, argomenta De Tullio, in merceria richiede ago e filo, al fine di riparare qualche bottone o cerniera. “Perle, bottoni gioiello, pizzo pregiato, la cui richiesta era un tempo altissima, è adesso quasi esaurita”.

Non è un caso, riflette con noi Giuseppe, che a scomparire non siano solo le mercerie, ma anche gli storici negozi di tessuti. “Scomparendo l’acquisto di tessuti pregiati al fine di confezionare abiti, tailleur, e molto altro, viene meno anche la necessità delle mercerie stesse”. Conscia di questo cambiamento epocale, Filmoda però non è rimasta ferma: “è necessario evolversi, migliorare, senza mai però perdere di vista la tradizione”, spiega il titolare. Ed è così che, facendo due passi su via Dante, potrete imbattervi nell’insegna “Filmonda, dal 1957” e sbirciando dalla vetrina scorgere non solo ago e filo ma vestiti, borse e accessori.

Da quando, poi, c’è la possibilità con un solo click di fare shopping direttamente dal comodo divano di casa nostra, la moda online è diventata una realtà da cui è impossibile prescindere. Anche in questo caso, Filmoda non resta indietro, aggiornando quotidianamente nel proprio sito online i capi in vendita, e fornendo in questo modo la possibilità di acquistare pezzi di qualità con un semplice tasto destro del mouse.

Ma Filmoda non è l’unica merceria che ancora resiste ai graffi del tempo. “Tommy”, merceria situata nel quartiere libertà, “la merceria” che si trova invece a Madonnella, “Insalata” che incrociamo percorrendo via Melo. Ognuna di queste attività vanta più di cinquant’anni di attività, e si ritrova a fare i conti con una realtà che sembra volere dimenticare le mercerie ma che probabilmente ha ancora bisogno di loro. Forse, chissà, solo in maniera diversa.

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