Il dialetto diventa sempre più chic. A lungo impropriamente considerato linguaggio basso e volgare, appannaggio del “vulgus” (del ‘popolino’), oggi si afferma e fa sentire la sua voce non solo nella città vecchia di Bari, dove spesso è stato ‘relegato’.
In via Palmieri, nel pieno del quartiere San Pasquale a Bari, a due passi dal Parco Due Giugno, da banche, agenzie e tante boutique, compare il manifesto pubblicitario d’una nota marca di prodotti per capelli: “Ricci così definiti, mo e ci è”. Il messaggio è chiaro. Sì, perché talvolta il vernacolo aiuta a sottolineare il concetto. Lo avevano già dimostrato nel 2024 alcune campagne elettorali: la campagna avviata dal candidato di centrodestra, Fabio Romito, aveva tappezzato la città con cartelloni che recitavano “Hàmme rùtte u prise” e “Acquann’ abbòtte, abbòtte a ttùtte”. Chiaro, vero?
Persino Topolino, nell’albo 3.619 dal titolo “Topolino e un ponte sull’Oceano”, ci ha insegnato che il dialetto è uno strumento indispensabile per farsi capire e ha tutte le carte in regola per essere consirerata una lingua pari all’italiano. E poi, ammettiamolo, è liberatorio. Insomma, “quann ‘ng vole, ‘ng vole”.