Dolci ‘fai da te’ casalinghi per oltre una famiglia su tre, per risparmiare qualcosa, ma anche per recuperare le ricette della tradizione regionale in Puglia, dove oltre il 68% delle famiglie non rinunciano alle squisitezze del carnevale, con un terzo dei cittadini che acquisterà comunque i dolci in forni e pasticcerie. È quanto emerge dall’indagine online di Coldiretti alla vigilia del “martedì grasso” 2023, con la sfilata nazionale dei dolci di Carnevale nei mercati di Campagna Amica in Puglia e negli agriturismi con degustazioni, esposizioni e cooking show per aiutare il ritorno alla preparazione casalinga dei dolci pugliesi.
“A Carnevale – stima la Coldiretti regionale – vengono consumati circa 12 milioni di chili di dolci tipici con un costo che oscilla tra i 20 ai 40 euro al chilo per l’acquisto al forno o in pasticceria non manca dunque chi si dedica alla preparazione casalinga per risparmiare ma anche – sottolinea la Coldiretti – per il piacere di esprimere la propria creatività personale nella realizzazione di dolci da offrire in famiglia o a parenti ed amici”.
La sfilata dei dolci di Carnevale in Puglia parte dalle ‘chiacchiere’: strisce dal bordo dentellato di pasta fritta e cosparsa di zucchero a velo, preparate con ingredienti facili da reperire in Puglia, come la farina di grano 100% made in Puglia, “un dolce tipico di tutta la regione – dice Coldiretti Puglia – da Foggia a Lecce, dove da secoli più che un piatto è una vera e propria tradizione”.
A Manfredonia “non possono mancare ‘le ferrate’, tortine di pasta sfoglia ripiene di farro, ricotta, maggiorana, sale e cannella – proseguono da Coldiretti – nate in epoca romana e originariamente servite durante i matrimoni. In passato, venivano vendute nelle strade durante i giorni di Carnevale dai ragazzi più giovani già dalle prime ore della festa, come ricordato dalla canzone in dialetto sipontino “A farrète” del poeta Michele Racioppa”.
Poi è possibile riscoprire una ricetta del carnevale ben più sostanziosa, “le cosiddette ‘Dita degli Apostoli’, chiamate così per la loro forma allungata – proseguono da Coldiretti Puglia – sebbene le origini etimologiche del piatto siano incerte e sicuramente legate al mondo religioso. Si racconta, infatti, che siano state delle suore a chiamarle così, preparando – spiega ancora Coldiretti – la ricetta con gli ingredienti avanzati dalle altre cotture. Il loro aspetto è paragonabile a quello di bianchi cannelloni realizzati con delle crespelle ripiene di ricotta vaccina e cannella”.
Le ‘castagnole’, il cui termine è dovuto alla piccola dimensione e all’analoga forma del frutto dei castagni, sono dolci carnevaleschi dalle origini antiche, “dato che nei più moderni ricettari ottocenteschi – ricorda Coldiretti Puglia – sono presenti ben quattro ricette diverse che portano il nome di Castagnole, di cui una con cottura al forno, già in un manoscritto di fine ‘700, trovato da Italo Arieti negli Archivi di Stato della città di Viterbo. Ma si suppone che, di castagnole, si parlasse già nel 1692, attraverso le ricette del Latini, cuoco, tra gli altri, della casa reale dei D’Angiò, e nel 1684, con il Nascia, cuoco della Casa dei Farnese”.
Il Carnevale prende le mosse dalla tradizione della campagna, dove segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. “I banchetti carnevaleschi – conclude la Coldiretti – sono molto ricchi di portate perché, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale”.







