Di Letizia Giostra
“Siamo ragazzi e ragazze, cittadine e cittadini, che credono sia possibile fare l’impossibile: combattere le mafie”. Così recita il moto dell’associazione antimafia “I ragazzi di Via D’Amelio”, nata nel foggiano e costituita da giovani studenti universitari provenienti da diverse facoltà, da chi studia Giurisprudenza sognando di diventare un magistrato come Falcone a chi, invece, vorrebbe fare la maestra delle scuole elementari per educare i più piccoli a combattere la mafia. Hanno girato le scuole, scritto libri ed incontrato persino il Papa, ma il loro obiettivo resta quello di combattere la mafia partendo proprio dalla Puglia, la loro regione di appartenenza. La mission dell’associazione nell’intervista a Marika Cascitelli, studentessa di Scienze della formazione primaria a Bari, fondatrice dell’associazione.
Tutto parte da qui: la Puglia, per la precisione San Severo. Avete creato una piccola realtà che vorrebbe contrastare uno dei più grandi mali: la mafia.
“L’idea è nata col susseguirsi di eventi, come negozi che saltano in aria, estorsioni, atti intimidatori da parte di clan della Società Foggiana, che incentivano la gente a due tipici comportamenti: scappare via o rassegnarsi. Noi, semplici ragazzi e ragazze, abbiamo optato per una ‘terza via’, ossia provare a fare la nostra parte per far sì che qualcosa cambi”.
Avete incontrato Fiammetta Borsellino, Nicola Gratteri e persino il Papa. Quale dei vostri tanti incontri vi ha davvero spronati a voler continuare le vostre battaglie?
“Incontri sicuramente indelebili. Tuttavia, quelli più significativi riguardano le scuole, nelle quali portiamo il nostro manuale ‘Capaci di combattere la mafia con 5 semplici consigli’. Vedere degli studenti che all’inizio dell’incontro guardano a noi e al nostro progetto con diffidenza, per poi alla fine, invece, piano piano convincersi e dare spazio all’entusiasmo, senza abbandonare la speranza, dà vita e senso a quello che facciamo”.
Quali sono questi cinque consigli?
“I consigli del nostro manuale si articolano in 5 sfaccettature quotidiane: bioshopper, prodotti agroalimentari, droghe, gioco d’azzardo e sedi delle attività commerciali. La mafia riesce ad insidiarsi anche nell’inaspettato e nel presunto legale. I consigli sono una luce su quel che viene occultato e tenuto nascosto ed un invito a prestare maggiore attenzione alla realtà”.
Stella Costa era solo una bambina quando più di vent’anni fa venne uccisa sulle strade di San Severo da un proiettile vagante. C’è un legame di parentela con questa bambina, quanto c’è di lei in te ed in questa associazione?
“Stella Costa era solo una bambina, dodicenne, vittima innocente della mafia. La mia parentela con Stella ha rappresentato il fulcro della mia volontà, passione e coraggio. L’associazione per me è fondamentale proprio perché mi permette di far conoscere il più possibile il fenomeno della mafia, nella sue moderne sfaccettature, a ragazzi e ragazze che, come Stella, non ne hanno mai sentito parlare”.
Siete tanti ragazzi in giro per l’Italia. Alcuni di voi hanno scelto Bari per proseguire il proprio percorso di studi. Quali progetti, manifestazioni ed eventi vorreste portare nel capoluogo pugliese?
“La bellezza della nostra associazione è che abbraccia tutti i ragazzi che abbiano interesse a fare qualcosa di concreto per contrastare i fenomeni mafiosi. Siamo tutti di diverse parte di Italia; alcuni di noi, come me, di Foggia, hanno deciso di proseguire gli studi universitari in Puglia, a Bari, per essere a stretto contatto con la propria terra. Come abbiamo già fatto in questi mesi in altre città, anche a Bari vorremmo proporre un incontro con le varie scuole secondarie di secondo grado e le università, per presentare il nostro manuale e per accendere accendere l’interesse e la speranza negli studenti”.







