Nelle scorse ore la Procura della Repubblica di Trani ha proceduto all’arresto di 12 persone per la commercializzazione fraudolenta di tonni adulterati, che hanno portato all’intossicazione di decine di persone in tutta Italia, dal Brindisino a Benevento, sino a Firenze e Lavagna, in Liguria. Tra gli intossicati anche 5 bitontini che avevano acquistato o consumato il pesce adulterato da una pescheria cittadina.
In carcere sono finiti i vertici di aziende di Bisceglie, nella provincia Bat, e di Avellino, mentre altre sette persone sono state ristrette ai domiciliari. Tutti rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla adulterazione di sostanze alimentari, di frode in commercio e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Per altri sei soggetti sono scattati provvedimenti cautelari quali divieti e obbligo di dimora nei comuni di residenza.
I proventi delle attività illecite, ha quindi accertato l’operazione accurata degli inquirenti tranesi ribattezzata “Albacares”, ammonterebbero a 5,2 milioni di euro, un giro enorme di affari sulla salute dei clienti, ignari di ciò che andavano ad acquistare. A Bitonto, in particolare, secondo l’inchiesta sarebbero rimaste intossicate 5 persone dopo aver consumato tranci di tonno pinna gialla provenienti da una nota pescheria cittadina. I casi si erano verificati anche all’interno di ristoranti che si approvvigionavano di pesce.
“Me li sogno la notte i cristiani che si sentono male – avrebbe detto una dipendente della società di certificazione intercettata dai Carabinieri del Nucleo Anti-sofisticazione e Sanità di Bari -. Nessuno ci ha lasciato le penne soltanto per grazia del Signore: non mangiare pesce crudo”. Tutto il prodotto adulterato è stato rinvenuto in un deposito. Da lì sono scattati i provvedimenti delle autorità. Secondo il procuratore, lo stralcio della conversazione dimostra che tra i dipendenti del laboratorio di analisi “vi è la volontà di scremare i dati o di ometterli”, per “massimizzare il volume di affari viste le centinaia di chili di prodotto adulterato commercializzato in tutta Italia”.
“La salute del consumatore è stata messa a repentaglio con le condotte degli indagati. Come è accaduto in molti casi accertati nel nord Italia dove ci sono state intossicazioni più gravi che hanno comportato il ricovero in terapia intensiva proprio perché un elevato livello di nitrati e nitriti nel sangue può comportare una mancata ossigenazione e quindi la necessità di ricorrere a terapie molto più invasive”, ha dichiarato il colonnello Edoardo Campora, comandante del gruppo Nas dei carabinieri per l’Italia meridionale. “Il sistema dei controlli ha funzionato anche nei confronti di chi ha provato ad aggirarlo”, ha aggiunto il colonnello facendo riferimento al Rasff, il Rapid alert system for food and feed che permette un veloce scambio di informazioni tra i Paesi dell’Unione europea sui rischi per la salute. “È una rete rapida – ha spiegato – che mette in comunicazione gli Stati comunitari sui rischi per la salute. In questo caso, la sofisticazione del tonno pinna gialla era fatta per renderlo non solo più appetibile dal punto di vista essenzialmente visivo, ma anche più commercializzabile. Da questa inchiesta emerge la piena consapevolezza di chi commercializzava questi prodotti adulterati e rischiosi per la salute”. “Stiamo parlando di professionisti del settore: imprenditori e persone legate al mondo della sicurezza alimentare che erano consapevoli degli effetti sulla salute umana degli additivi”, ha sottolineato il capitano Alessandro Dall’Otto, del Nas di Bari. “È necessario che il consumatore segnali le problematiche che riscontra sulla propria salute e che controlli sempre le etichette degli alimenti che si acquistano”, ha concluso.








