Il racconto delle vite, delle storie di chi spesso ci passa accanto e di cui non sappiamo nulla. È questo “Accordarsi – Rifugio culturale”, podcast che da tre anni raccoglie le voci del quartiere Libertà attraverso interviste a persone più o meno comuni, oltre che a nomi noti legati in qualche modo al quartiere.
Ideato dalla storica associazione “A.M.L. e T.” (Associazione Musicale, Ludica e Teatrale) di Francesca Bitetto, il podcast è un ramo di un progetto più ampio nato nel 2020 che si dedica a tre “corde”, tre aspetti culturali e sociali in risposta al bando Urbis per la creazione di servizi di prossimità nelle zone di Bari con problemi di marginalità.
Enzo Granella, curatore e voce principale del podcast, spiega: “Il nostro progetto si focalizza da una parte sulla corda, intesa come filo o trama, e quindi sulla moda con dei laboratori di cucito che, a gran richiesta, riprenderanno dopo una momentanea sospensione; ancora, le corde musicali con la creazione di brani e registrazioni studio gestite da un gruppo di adolescenti del quartiere; infine, le corde vocali e quindi l’espressione comunitaria del quartiere”. A monte di tutto, la volontà di accordare ossia armonizzare storie e vite che abbiano voglia di raccontarsi.
Le storie presenti in Accordarsi sono le più varie, da quelle più forti e intense a quelle più delicate. “È un quartiere pieno di sorprese e di risorse nascoste e meno nascoste – dice Enzo – voglio raccontare queste storie non come giornalista o come reporter ma come attivista del quartiere, di colui che porta un microfono e lascia parlare l’intervistato nel rispetto dei suoi tempi, della sua anima, che sia più timida o più sfrontata. Non a caso le interviste hanno durate molto diverse”.
In tre anni, da quando è partita, l’idea ha avuto un grande seguito toccando domenica 23 la puntata 108 con l’intervista a Miki de Ruvo.
Volti noti o uomini “della strada” in una altalena di racconti seri o bizzarri, intellettuali o meno. Tra le numerose interviste Enzo ricorda gli incontri con artisti che hanno un riconoscimento spesso anche lontano dal quartiere: Anna Santoliquido, scrittrice lucana residente al Libertà; il fotografo Uliano Lucas, che ha realizzato un reportage del Libertà; Nick Giu, nome d’arte di Nicola Giuliani, pittore che ha vissuto la sua infanzia nel quartiere di cui riporta il ricordo attraverso la sua arte, realizzata con la tecnica pittorica del décollage, ossia l’uso di lacerti di manifesti e locandine stradali per ricomporli in un’opera; ancora Nunzia Antonino, le sorelle Strippoli, Davide Ceddìa.
“Accanto agli artisti più noti, abbiamo avuto l’idea di rendere artisti anche la gente comune – continua Enzo – abbiamo fotografato le scritte sui muri del quartiere, da quelle più spiritose o intellettuali o volgari, per poi andare in giro chiedendo alle persone di sceglierne una che li rappresentava e darne voce, con una puntata audio e una sorta di collage video con le voci in sottofondo alle stesse”. D’altro canto, il quartiere Libertà si è trasformato molto negli anni e al giorno d’oggi è fortissima la presenza di immigrati. “Siamo vicini all’iniziativa sulle stragi del mar Mediterraneo con la presenza di testimoni diretti, oltre che attivisti e volontari come il gruppo Area 51 – continua Enzo. “Le storie di questa gente sono straordinarie nella loro potenza – dice Enzo, ricordando mi ricordo quella della brasiliana Anna Estrela, proprietaria di un bistrò sociale multietnico nei pressi del Redentore e di Awa che dal Senegal ha coronato il sogno di suo concept store su via Crispi, storia in parte simile a quella di Maimouna Guisse e il suo locale Jubbo”.
Forse, come spesso accade, le vite e le espressioni che stupiscono di più, arrivano dai bambini, come ci racconta Enzo Granella parlando il ciclo di interviste dedicate ai ragazzi della scuola Don Bosco. Ricorda sorridendo Enzo di un bimbo dell’Africa profonda che raccontava del suo entusiasmo di essere a Bari “Noi in Africa non abbiamo delle case vere e proprie, invece qui c’è tutto. L’unica cosa che manca è la piscina”.
“La soddisfazione maggiore del podcast e del progetto Accordarsi-Rifugio culturale è che si creano rapporti umani e relazioni che diventano vere e proprie amicizie e tra alcuni nascono anche collaborazioni”. Oltre che essere presenti su Spotify, alcune delle interviste sono state raccolte in una sorta di antologia di Accordarsi grazie alla collaborazione con il fotografo Giacomo Pepe che ha ritratto i volti degli intervistati.








