“Oggi abbiamo presentato un documento al sindaco Decaro e con l’accettazione di questo documento valutiamo un percorso. Parteciperemo al tavolo del 7 settembre ma questo non significa che stiamo firmando un patto di sangue, andremo a verificare quelle che sono le condizioni. Noi abbiamo al primo posto i
cittadini e la città di Bari”. Agenda di impegni comuni, la chiamano, e la presentano al sindaco Decaro che accetta quanto messo enro su bianco. Si apre ufficialmente il dialogo per un’unione in vista delle prossime Amministrative. I 5 Stelle si presentano dal Primo Cittadino a Palazzo di città e ne escono annunciando la loro parecipazione al tavolo politico del prossimo 7 settembre. “Parleremo d temi cari ai cittadini”, dichiarano mentre illustrano il documento composto da cinque punti da portare a termine entro la fine dell’attuale consiliatura, condizione propedeutica ad una collaborazione futura.
“La condivisione di questi impegni di fine mandato non è altro che l’impegno a proseguire un percorso che non può che fare bene alla nostra comunità. – spiega il sindaco di Bari – Sono tanti i progetti e gli obiettivi che la coalizione di centrosinistra condivide con il Movimento, ed è un bene in questo momento provare a unire le forze per continuare a lavorare per la città anche in vista delle prossime scadenze elettorali”.
Si aprono dunque le danze in vista delle elezioni amministrative della primavera del 2024 e ad esse partecipa anche Azione: “Siamo stati invitati alla riunione del centrosinistra di Bari per il prossimo 7 settembre. Ci andremo e diremo che vorremmo far emergere dalle primarie il programma di governo e il candidato sindaco, soprattutto se i candidabili sono più d’uno e tutti meritevoli di attenzione”, hanno detto il consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e i delegati di Azione-Bari Donato Bonifazi e Raffaele Santoro. “Consideriamo le primarie – hanno continuato – una forma efficace di consultazione popolare, di gran lunga preferibile ad una mediazione di mero potere tra ceto politico più o meno autorevole. Dobbiamo fidarci delle decisioni del popolo anche quando c’è il rischio che non possano piacerci, perché sono passati i tempi in cui si riteneva spettasse alle élites intellettuali assumere le decisioni in nome e per conto del popolo, perché a loro dire incapace di farlo da solo”.







