L’obiettivo è Los Angeles 2024, a febbraio, per la grande serata dei Grammy, il premio delle eccellenze musicali più importante al mondo. E a sperare in una nomination è Vito Palumbo, compositore rutiglianese di musica classica contemporanea. Il suo album Wolven Lights è infatti candidato al prestigioso premio nella prima fase della “For Your Consideration”, cioè la preselezione per arrivare alle nomination che la sera del 4 febbraio si ritroveranno alla Crypto Arena di Los Angeles. Un album a metà tra tradizione e innovazione, con strumenti classici ma anche tanta elettronica e strumenti elettrici, scelto per le categorie Best Contemporary Classical Compostion e Best Classical Instrumental Solo.
“Per noi è un grande onore, una gioia davvero inaspettata che premia il duro lavoro fatto in questi anni”, dice Vito Palumbo che insieme a Francesco Abbrescia e Francesco D’Orazio ha dato vita ad un’opera del tutto innovativa e apprezzata da decine di importanti riviste di settore in tutto il mondo. Un lavoro iniziato nel 2016 e concluso nel 2021, guidati dal maestro d’orchestra Lee Reynolds, anche lui una figura tra le più eminenti della musica classica contemporanea, Abbrescia ha curato la parte elettronica, sia nell’elaborazione dei suoni che in quella compositiva, mentre D’Orazio è il violinista solista delle composizioni. Musiche eteree, quasi spirituali, che lasciano l’ascoltatore avvolto in intrecci di melodie sospese nell’aria ma che trovano soluzione in una composizione matura che porta in un’avvincente sequenza di paesaggi sonori.
Un album registrato tra Mola di Bari e gli Abbey Roads studios di Londra, con la London Symphony Orchestra: “Un contrasto che può far sorridere. – spiega il compositore originario di Rutigliano – Ma è stato curioso perché l’abbiamo finito in tempi di pandemia. Abbiamo potuto registrare alcune parti a Mola perché si trattava della registrazione di strumenti “via cavo”, quindi con software utilizzabili su un qualunque computer professionale. Una registrazione “casalinga” che si contrappone al lavoro fatto agli studi Abbey Road di Londra dove invece è stata realizzata la sessione della London Symphony. Un contrasto netto tra i due luoghi ma i risultati sono stati eccellenti. Lavorando poi con Francesco Abbrescia lui è stato molto bravo ad ottenere suoni in altissima definizione”.
Wolven Lights, selezionato anche per diversi altri premi nel mondo dal Canada alla Francia, si compone di due parti: la prima più tradizionale, con le parti solistiche di D’Orazio e un pezzo avanguardistico per elettronica e violino elettrico: “In questo lavoro c’è un linguaggio molto astratto, complesso. Ha una forma che non mette in evidenza dei motivi riconoscibili ma ci sono degli oggetti sonori con una concezione di struttura molto contemporanea e non riferibile a nessun elemento semantico. non rimanda a qualcosa di già sentito. Sono ovviamente brani che richiamano la tradizione e io li rielaboro nel mio stile. E poi c’è questo sguardo al futuro con un violino elettrico e l’elettronica che funge da orchestra”.
Una musica particolare, non per tutti, che non richiama le sonorità semplici a cui le nostre orecchie sono ormai abituate. Nulla di più lontano dal mainstream che in Italia ha difficoltà ad attecchire: “Io in Italia, e ancor di più al Sud, sono come un fantasma. – spiega Palumbo – E infatti le collaborazioni più importanti si svolgono all’estero. Perché questo tipo di musica non ha tanto spazio nel nostro Paese. Fuori invece ci sono progetti precisi, festival e rassegne dedicate”.
Un primo passo verso il premio musicale più importante del mondo fatto con umiltà e partendo da zero, arrivando in una major, la Bis, tra le più celebri, del gruppo Apple Music, e senza introduzioni o conoscenze. E per questo la soddisfazione è doppia: “Per avere successo serve entrare nei giri giusti, nelle grazie delle persone giuste. – spiega il compositore originario di Rutigliano – dice – Però noi siamo partiti dal nulla e non conosciamo nessuno, per cui io credo che il nostro lavoro sia stato apprezzato solo ed esclusivamente per la nostra musica, per la qualità che abbiamo espresso. È saltato all’occhio in maniera vera e ha colpito la musica e basta, il lavoro compositivo che abbiamo fatto. È stato un lavoro meticoloso e paziente e credo che sia stato premiato tutto questo”.
Il 10 novembre la National Academy of Recording Arts and Sciences, che organizza i Grammy, rivelerà i finalisti, le nomination. E lì Palumbo, Abbrescia e D’Orazio sapranno se il 4 febbraio si ritroveranno tra i mostri sacri della musica. Ma “per noi la ‘consideration’ è già una vittoria”, conclude Palumbo. E come dargli torto, per un onore che capita a pochi al mondo.







