Sconto di pena in appello a sei anni e quattro mesi di reclusione per l’ex oncologo barese Giuseppe Rizzi, arrestato nel maggio 2021 con l’accusa di aver preteso dai pazienti dell’istituto tumori Giovanni Paolo II denaro in cambio di prestazioni mediche per le quali gli stessi avevano invece diritto all’esenzione. Giuseppe Rizzi, 68enne ex dirigente medico dell’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, era accusato di aver ricevuto dai suoi pazienti fino a 7mila euro per ogni iniezione di un farmaco (da lui definito ‘miracoloso’), dando così loro false speranze. In 10 anni, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto dai suoi pazienti fino a 2,5 milioni di euro.
L’avvocato Mario Malcangi ha concordato con la Procura Generale di Bari una riduzione di pena (in primo grado Rizzi era stato condannato a 9 anni con rito abbreviato), in virtù del fatto che le vittime sono state risarcite e il reato di concussione è stato derubricato in quello di truffa ai danni di privati.
Un anno e undici mesi, invece, è stata la pena inflitta alla moglie, l’avvocato Maria Antonietta Sancipriani (in primo grado cinque anni e sei mesi di reclusione). Disposta la restituzione della villa e dei conti correnti. Confermate le provvisionali per l’Ordine dei medici di Bari (avvocato Roberto Tartaro) e per l’Istituto Tumori Giovanni Paolo II (avvocato Maria Grimaldi ), dove Rizzi lavorava. Gli 11 pazienti, in virtù del risarcimento, hanno revocato le costituzioni di parte civile. Delle 13 parti civili inizialmente costituitesi ne sono quindi rimaste solamente due, l’Istituto Tumori e l’Ordine dei Medici.
In primo grado, Rizzi e Sancipriani erano stati condannati al pagamento di una provvisionale di 329mila euro per le parti civili: di questi, 10mila per l’Ordine dei medici e 30mila per l’Irccs.






