Torna a crescere il contrabbando di sigarette a Bari. Le ultime operazioni della Finanza, con il sequestro di tonnellate di tabacco, hanno portato alla luce un mercato parallelo che alimenta un fenomeno annoso, mai arrestato del tutto. “Con l’operazione primavera del 2000, il contrabbando di sigarette aveva subìto un blocco e si lavorava discretamente – testimonia Nicola De Filippis, vicepresidente nazionale ‘Assotabaccai’ – A partire dal Covid, con l’aumento crescente dei prezzi, è diventato un fenomeno massivo”. “Più ci sono oscillazioni di prezzo, più c’è gente che fa richiesta nel mercato nero e dove c’è la domanda, c’è sempre l’offerta”, fa eco Oronzo Citarella, proprietario della ‘Ricevitoria & Tabacchi n.202’ in via Lembo 28, a Bari.
I tabaccai individuano una serie di motivazioni, per cui mancherebbero degli adeguati controlli, definiti oggi “scarsi e limitati” a causa della portata di questo mercato illegale, le cui vendite sarebbero effettuate porta a porta, su richiesta e perfino con pagamento posticipato. Inoltre le manifatture non autorizzate, a basso costo e di qualità scadente possono portare a numerose conseguenze deleterie per la salute dell’uomo, ricordano i tabaccai. “È necessaria una legge ad hoc, in quanto al momento la normativa ormai obsoleta risale al lontano ’57, la 1293 con applicazione della 1074 del ’58 – afferma De Filippis – Se non verrà modificata difficilmente ne usciremo e questo tipo di mercato sarà destinato ad aumentare”. Da sottolineare è che, per il momento, si tratta di un fenomeno che riguarda principalmente le sigarette ‘tradizionali’, ma si teme vengano inseriti nel mercato illegale anche sigarette elettroniche, come dimostrano i primi sequestri.
Aggiunge Citarella: “Togliersi il vizio non è facile e ovviamente si cercano strade parallele. Tanta gente purtroppo ricorre a questi stratagemmi per far sì che il prezzo sia più conveniente, portando sempre nuovi clienti”. Una ‘lotta contro i mulini a vento’, dicono Citarella e De Filippis, che sta mettendo a rischio estinzione la categoria con un calo delle vendite pari al 30% e la conseguente perdita a livello erariale, in quanto il tabacco rappresenta la terza entrata dei tabaccai. Attualmente a Bari vi sono circa 300 rivendite ordinarie, cui si aggiungono quelle speciali (come stazioni ferroviarie e aree di servizio automobilistiche) e quelle autorizzate tramite patentini (come i bar) che vanno a eliminare le vecchie tabaccherie. “A causa dell’incremento delle spese ordinarie cui non corrispondono altrettante entrate, ormai le tabaccherie sono quasi tutte a conduzione familiare, perché nessuno ha più la forza di aprirne una con dipendenti”, spiega Citarella. Per tutte queste ragioni, i tabaccai baresi intervistati lamentano l’assenza di aiuti da parte dello Stato e di controlli sistematici a fronte di quanto deciso dall’ADM (Azienda Dogane e Monopoli) per intensificarne l’entità tramite gli interventi di Finanza, Vigili urbani e Carabinieri. “Siamo il settore che subisce forse più rapine e mette più a rischio la vita, ci sacrifichiamo ad orari massacranti per portare infine un servizio che dovrebbe essere tutelato e invece veniamo abbandonati a noi stessi”, conclude il vicepresidente di ‘Assotabaccai’ De Filippis.







