“Questo è un atto di legittima difesa della nostra città”. Lo ha detto il sindaco di Bari, Antonio Decaro, arrivando alla conferenza stampa convocata all’indomani delle notizie giunte dal ministero dell’Interno sulla procedura della Commissione d’accesso che dovrà verificare eventuali infiltrazioni della criminalità nell’amministrazione comunale e nelle aziende municipalizzate. Decaro è arrivato con un faldone di documenti, visibilmente commosso, accolto da un lungo applauso dei presenti, tra cui anche molti cittadini.
“Se gli uffici del Ministero non hanno ritenuto di leggere le carte che ho consegnato, le farò leggere ai cittadini”, aveva scritto ieri il primo cittadino sui social. E così ha fatto durante la conferenza, durata circa 45 minuti, ricordando alcune delle denunce contro la criminalità depositate negli ultimi anni. “Se c’è anche un solo sospetto di infiltrazione della criminalità nel comune di Bari io rinuncio alla scorta – ha detto -. Sono sotto scorta da nove anni, torno a vivere. Non posso essere sindaco antimafia e avere la commissione di accesso in comune”.
“Io ho paura per me e per la mia famiglia ma sono sindaco e non mi giro dall’altra parte”, ha detto ancora Decaro, evidenziando di aver “tolto il territorio” alla criminalità. Ripercorrendo i vari episodi, la voce del sindaco è rotta dal pianto. Quanto agli esponenti del clan Parisi, il sindaco ha detto di averli incontrati solo nelle aule di giustizia quando si è costituito contro di loro: “A Bari la mafia ci sta, ci sono 14 clan, ma li devi combattere e guardare in faccia: non piego e non pieghiamo la testa”.
“Olivieri l’ho cacciato io dalla Multiservizi quando sono diventato sindaco e abbiamo fatto 23, tra querele e denunce, tra quelle che ha fatto il consiglio di amministrazione e quelle che ha fatto il socio unico. Gli abbiamo chiesto la restituzione, che abbiamo ottenuto, di qualche milione di euro: 110mila euro sono stati già restituiti al Comune”. Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale arrestato con sua moglie Carmen Lorusso, consigliera comunale di Bari eletta con il centrodestra e poi passata nelle file della maggioranza di centrosinistra.
“Il problema vero è il trasformismo, è quello che dobbiamo combattere. Non le volevo, ma ho colpa pure io perché quelle persone arrestate, gira e gira, me le sono ritrovate in maggioranza” ha detto Decaro, che ha poi ricordato di avere “denunciato” persone che votavano per liste legate a lui perché aveva saputo che qualcuno aveva offerto loro del denaro. “Perché – ha spiegato – il voto non si compra. Qualcuno ha fatto denunce nel centro destra? No. Con me lo ha fatto il M5s con cui abbiamo anche fatto un corteo”.
L’avvio del procedimento per l’istituzione della commissione era stato sollecitato nelle scorse settimane al ministro da una delegazione di parlamentari del centrodestra. E proprio a loro si rivolge Decaro sui titoli di coda: “Tutto quello che state facendo alla città vi si ritorcerà contro. Non ho avuto paura dei boss della città, non ho paura di voi. Di chi devo avere paura, di D’Attis? Del viceministro della Giustizia? Devo solo difendere la mia città, ma anche me stesso davanti alla mia famiglia, alle mie figlie”.
“Perché sono preoccupato per la mia città – ha detto ancora Decaro – . Vedo dichiarazioni del centrodestra da giorni. Ogni giorno comunicati dei partiti regionali e nazionali. Non mi meraviglio più di niente. Anche ‘il grande amico mio’ Gasparri. Come Savastano in Gomorra alcuni di loro hanno scritto andiamo a riprenderci la città. Ma la città è dei baresi, non è di nessuno, cosa volete riprendervi. C’è gente che vuole affossare Bari perché è cresciuta, ci sono i turisti, sono aumentati i posti di lavoro. Gli dà fastidio perché ci siamo noi al potere. Che gliene frega ai parlamentari col loro stipendio se ci sono i disoccupati…”.
E infine: “Daremo alla commissione d’accesso tutto il supporto che servirà perché Bari è soprattutto una città che resiste alla criminalità, che tiene la testa alta contro la criminalità, e in cui le persone per bene sono molte molte di più”.






