“I fratelli Pisicchio – scrive il gip – agivano a vari livelli condizionando procedure ad evidenza pubblica in cambio di utilità di varia natura e assunzioni di persone a loro vicine”. Come quella per la quale sono finiti agli arresti domiciliari, che riguarda l’appalto bandito dal Comune di Bari per l’affidamento delle attività di supporto alla gestione e riscossione volontaria coattiva della Tarsu, Tares e Tari, nonché i servizi di accertamento delle entrate erariali comunali (appalto da 5 milioni di euro). I fratelli Alfonso e Roberto Pisicchio, il primo ex assessore regionale, sono finiti ai domiciliari mercoledì 10 aprile: sette le misure cautelari emesse nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari in tema di corruzione.
Ai domiciliari c’è anche Francesco Catanese, dirigente del Comune di Bari. Secondo la Procura, il rup dell’appalto sulla riscossione dei tributi Francesco Catanese avrebbe favorito la società Golem Plus, di fatto amministrata da Giovanni Riefoli, anche lui arrestato. Nello specifico Catanese avrebbe nominato un commissario compiacente aggiudicando la gara indetta nel 2019 dall’amministrazione barese ad una Rete temporanea di imprese composta dalla Golem e da altre due società. In cambio la moglie di Catanese sarebbe stata assunta mentre il commissario avrebbe avuto la promessa di assunzione di suo figlio a società riconducibili a Riefoli. I fratelli Pisicchio, scrive il gip, “agivano quali intermediari compiendo una serie di azioni finalizzate allo scambio di informazioni con il commissario e a sollecitare Riefoli alle assunzioni promesse. In cambio Enzo Pisicchio otteneva utilità per il tramite del sistema di fatturazioni fraudolente (…) mentre Alfonsino otteneva assunzioni presso le società del Riefoli di persone da lui stesso indicate, assicurandosi così un ritorno elettorale”.
In una intercettazione telefonica dell’ottobre 2019, riferendosi a Catanese Enzo Pisicchio dice: “ Ti ricordi che io gli feci assumere la moglie, che sta da Riefoli, no?”. Nell’informativa, gli investigatori scrivono che “i nominativi delle persona che Riefoli avrebbe dovuto assumere erano contenuti in liste stilate da Alfonso Pisicchio, interpellato di volta in volta dal fratello Enzo. Una di queste liste, composta da 13 candidati, è stata rinvenuta presso l’ufficio di Alfonsino Pisicchio, all’interno della sede della sua segreteria politica”, nel corso di una perquisizione del luglio 2020. I nomi contenuti nella liste sono stati poi ritrovati nell’elenco ufficiale redatto appositamente per le selezioni dalla Golem Plus e dalle altre società aggiudicatarie della gara d’appalto”. Nell’informativa si legge ancora che “sarebbe sempre stato Alfonsino Pisicchio ad individuare ed indicare – assecondando unicamente i suoi interessi – le persone che il Riefoli avrebbe dovuto assumere”. A tal proposito, viene richiamata un’intercettazione ambientale registrata in auto in cui Enzo Pisicchio dice: “Alfonso poi è il solito…<<no metti quelli che dico io, non mettere né (fa il nome di una donna ndr) né (fa un altro nome ndr)>> non glielo ho detto a…no perché dice <<questi non portano voti, io ho bisogno di essere eletto!>>”.






