Tentativi (falliti) di procurare appalti in diversi enti pubblici per l’azienda ‘amica’. Una busta dei rifiuti con 65mila euro, ritrovata sul balcone. Emergono ulteriori dettagli sull’inchiesta che ha portato a 7 misure cautelari, tra cui l’arresto (ai domiciliari) dell’ex assessore regionale Alfonso Pisicchio. Tre gli appalti che sono costati l’accusa – tra le altre – di corruzione: nel mirino della Procura non c’è solo la gara sulla riscossione dei tributi del Comune di Bari. A dimostrare l’interesse dei fratelli Alfonso ed Enzo Pisicchio alla società BV Tech (azienda che si occupa di servizi informatici, in cui poi è stato assunto il figlio dell’ex assessore) viene riportato un episodio, nel quale però non si profilano elementi di rilievo penale, che riguarda l’aggiudicazione di una gara indetta da Aeroporti di Puglia. Una gara – si precisa – che non è stata vinta dall’azienda in questione. Circostanza, questa che “deludeva più le aspettative dei fratelli che quelli dei vertici della stessa BV Tech”, scrivono i pm. Gli inquirenti sostengono ancora che l’azienda in questione “nel tempo, abbia ottenuto diversi vantaggi grazie all’interessamento e all’esposizione di alcuni membri della famiglia Pisicchio (con particolare riferimento ad Alfonsino) a cui in cambio sono state offerte utilità sotto diverse forme”. In un’intercettazione, gli investigatori rilevano il disappunto di Enzo Pisicchio per la mancata assegnazione all’azienda di alcune gare: “L’Aeroporto di Puglia, è tutto sospeso! Tutto, cioè tutto abbiamo fatto, abbiamo creato un’ipotesi di lavoro con BV Tech in Puglia, che non esisteva…parliamo di Acquedotto, parliamo di Aeroporti, parliamo di Innova Puglia, parliamo di tutto, però poi parliamo!”. Nulla da fare, dunque: l’azienda resta fuori nonostante l’interessamento di Pisicchio e tutti gli enti citati nelle intercettazioni risultano totalmente estranei all’inchiesta.
Ci sono altri passaggi negli atti dell’inchiesta che testimonierebbero i contatti tra I Pisicchio e la BV Tech. Tra i documenti si legge come nell’abitazione, nel luglio 2020, la Guardia di Finanza abbia trovato denaro contante per 65mila euro, raggruppato in 13 mazzette da cinquemila ciascuna, rinvenute all’interno di due buste di plastica ed un borsello, occultati in una busta per rifiuti nascosta sul balcone adiacente la cucina. Gli investigatori ipotizzano che quel denaro “proverrebbe dalla Bv Tech e sarebbe arrivato a Pisicchio attraverso un sistema di fatturazione di operazioni inesistenti fra la Progesi ( gruppo BV Tech) e la Plus Innovation srl”. Ancora, si legge come secondo chi indaga la Progesi “avrebbe (indebitamente) corrisposto denaro alla famiglia Pisicchio in cambio di agevolazioni ottenute dalla Regione Puglia”. A detta del gip, però, l’ipotesi di finanziamento illecito al partito Iniziativa Democratica sussisterebbe solo per Enzo Pisicchio e l’imprenditore Giovanni Riefoli, dunque non anche per Alfonso: tanto perché il magistrato ritiene come non ci sia prova del fatto che l’ex assessore fosse consapevole del fatto che lo stesso Riefoli avesse sostenuto i costi di un suo evento politico.






