Sedici anni. L’età più bella in cui ti senti pronto a correre a grandi falcate di fianco al tempo, nutrendoti di amori, amicizie, esperienze e fisicità, senza pensarci troppo e con quella placida leggerezza tipica dell’adolescenza. Eppure è anche quell’età in cui si consuma un cortocircuito del tutto anacronistico nel 2024: perché capita spesso di incontrare oggi 16enni figli, sì, di libertà sessuali ed emancipazioni nei rapporti, ma che simultaneamente si vergognano di affrontare in famiglia argomenti legati alla sessualità, di acquistare profilattici in farmacia, come se “i reali tabù” fossero l’educazione sessuale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Un fenomeno che trova riscontri preoccupanti anche in Puglia, attraverso i dati emersi dalla ricerca scientifica “Conoscenza, comportamenti e abitudini sull’ HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili tra gli studenti delle scuole superiori del Sud Italia. Un’indagine trasversale”, condotta dal team di ricercatori infettivologi dell’Università di Bari e pubblicata il 19 aprile 2024 sulla rivista scientifica “Plos One”. Lo studio, portato avanti nel 2023 dal professore Francesco Di Gennaro – professore associato di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ateneo, operante nella cooperazione sanitaria internazionale e nei processi educazionali -, ha coinvolto 1900 studenti, tra i 15 e i 17 anni, appartenenti a 14 scuole superiori secondarie pugliesi. Il medico barese ha spiegato a Telebari come è nata l’indagine, accolta dal personale docente e svolta attraverso questionari e lezioni in aula che hanno visto come protagonisti proprio i ragazzi e i loro interrogativi in merito al sesso.
Come nasce questa ricerca?
“L’indagine è stata condotta in 14 licei pugliesi su 1900 ragazzi e ragazze, tra i 15 e i 17 anni, mettendo in campo un gruppo misto, composto da noi ricercatori del team di Malattie Infettive dell’Università di Bari, guidati dalla professoressa Annalisa Saracino, e due associazioni di attivisti che lottano contro l’HIV, l’Associazione CAMA LILA Bari e ANLAIDS Puglia Onlus, entrambe occupate nella tutela dei pazienti sieropositivi. Così abbiamo deciso, in accordo con gli istituti presi in esame, di fare un processo educazionale sui temi delle malattie sessualmente trasmissibili. Tutto ciò nasce dall’urgenza di fornire conoscenze sul sesso tra i giovanissimi, emersa anche in seguito a molti confronti che abbiamo avuto negli anni con i presidi e il personale docente. Si tratta di argomenti affrontati solitamente troppo poco in contesti familiari e scolastici. D’altra parte, noi nei nostri ambulatori percepivamo il bisogno di uscire dall’ospedale, levarci il camice ed entrare nei luoghi di crescita e formazione, dove è necessario fare prevenzione e far riflettere sui rischi legati alle malattie sessualmente trasmissibili. Prima di intraprendere le nostre lezioni con i liceali abbiamo ‘somministrato’ loro un questionario, servito per testare un po’ la loro conoscenza in merito al sesso, per investigare la loro attitudine e pratica. Abbiamo creato dei momenti in accordo con i dirigenti: a volte si trattava di passaggi nelle classi, altre volte di discussioni in assemblee d’istituto dinanzi anche a 10 classi. I sondaggi sono stati sottoposti prima di iniziare la discussione per evitare di influenzare i ragazzi, per poi affrontare due ore di lezione informativa. I sondaggi sono serviti come mezzo per capire se vi fossero effettivamente dei gap su questi argomenti, e quali fossero, per poi intervenire e cercare di colmare quelle lacune. Gli studenti hanno accolto l’indagine con grande interesse, interagendo con noi esperti, mettendosi a nudo e lasciando emergere quei grandi luoghi comuni che si erano annidati nella loro testa e riuscendo finalmente a capire le differenze tra i mezzi anticoncezionali e i dispositivi medici utili a prevenire le infezioni”.
Che dati sono emersi dall’indagine?
“È emerso che 7 giovani su 10 non hanno mai parlato di sesso con i loro genitori… e ci siamo chiesti a quel punto da dove le prendano quelle informazioni! Ebbene, le acquisiscono su internet: 6 giovani su 10 si ‘informano’ sui social network e 6 su 10 tramite le esperienze degli amici, il cosiddetto passaparola. Capite bene che nel 2024 non si può diffondere conoscenza e corretta informazione sulla sessualità e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili attraverso il passaparola tra coetanei, bisogna parlarne in famiglia, con gli insegnanti e gli esperti, come il medico curante. Inoltre 7 giovani su 10 non usano il preservativo (il 70 per cento), che viene considerato erroneamente solo come un anticoncezionale e non come uno strumento per prevenire prima di tutto le malattie sessualmente trasmissibili, come HIV, HPV, clamidia, gonorrea e tante altre; 1 su 10 (10 per cento) negli ultimi 6-12 mesi ha utilizzato contraccezione d’emergenza, pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo; il 10 per cento ha avuto più di 4 partner e il 4 per cento più di 8 partner: quindi c’è un livello di attività sessuale alto che va affrontato senza nessun tipo di pregiudizio. Sono felicissimo che i giovani si amino e si divertano, ma con le dovute precauzioni: il sesso è bellezza, ma lo è ancora di più se fatto in sicurezza. Non sono un prete, sono un infettivologo e posso fare una valutazione su ciò che può essere il rischio infettivo, però credo che siano tematiche da affrontare nei contesti educativi con la massima urgenza. Anche perché poi c’è grande richiesta da parte dei giovanissimi, assetati di sapere su questi temi, ma che vanno a rubacchiare informazioni in merito sul web e non ne parlano in famiglia, perché provano sempre quell’imbarazzo, quella vergogna dovuta all’età. Mi hanno turbato anche i risultati del sondaggio sulla vaccinazione contro l’HPV, un virus fortemente cancerogeno: meno di 1 giovane su 2 si è vaccinato/a. Si tratta di un vaccino gratuito che può essere somministrato dagli 11 ai 14 anni o entro i 20: non è obbligatorio, ma fortemente raccomandato perché impedisce i tumori a carico del cavo orale o al collo dell’utero, così come i carcinomi genitali. Vaccinarsi contro il Papilloma virus mette in sicurezza te e l’altra persona e si dovrebbero creare programmi di vaccinazione e sensibilizzazione per i ragazzi, che coinvolgano anche le famiglie. Un altro dato sconcertante è che il 3 per cento dei giovanissimi, sempre dell’età media di 16 anni, fa uso di droghe endovenose e suole scambiarsi siringhe, numeri sconcertanti. Tornando ai preservativi, tra i ragazzi c’è ancora paradossalmente un po’ di vergogna anche nell’acquisto stesso dei contraccettivi, quando invece bisognerebbe essere orgogliosi di comprarli in farmacia o in altre attività commerciali. Me ne rendo conto anche quando facciamo le campagne di sensibilizzazione e ne distribuiamo gratuitamente, c’è gente che prova pudore anche solo a riceverne. Invece dovrebbe esserne felice, è un atto di gentilezza, di premura e amore nei confronti dell’altra persona”.
Da questa ricerca viene fuori che le ragazze hanno più paura di restare incinta che timore di contrarre una malattia tramite un rapporto non protetto?
“La non conoscenza è indipendente dal genere sessuale. Sia un ragazzo che una ragazza non sono formati su questi temi ed è un peccato che questo gap non venga colmato. Questa è una responsabilità che si riversa inevitabilmente sul mondo degli adulti, sul sistema Salute e Istruzione, sullo Stato, che dovrebbe attuare politiche per implementare la consapevolezza delle azioni delle persone”.
Sono in aumento le malattie sessualmente trasmissibili?
“I dati italiani, visualizzabili sul sito del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità, mostrano un trend in pericolosa crescita. Pensiamo all’HIV, che 30 anni fa era una malattia contratta spesso dai tossicodipendenti, ora non è più solo così. Oggi l’HIV la contrai principalmente tramite rapporti sessuali non protetti… e chi spesso ha rapporti con più partner senza protezioni?! Tendenzialmente ragazzi e ragazze non ai margini della società, di buona famiglia, che hanno accesso a un buon livello di istruzione e non rientrano in categorie a rischio, di fatto degli insospettabili”.
I genitori cosa dovrebbero fare?
“Non c’è un decalogo, ma secondo me la prima cosa da fare è sedersi e parlarne con serenità: non lasciare al caso quest’aspetto così importante nella vita dei nostri figli. Da esperti abbiamo la percezione che certi argomenti vengano lasciati al caso, il che vuol dire alla pornografia, a TikTok, Instagram, Facebook. La sessualità e le infezioni sessualmente trasmissibili sono cose serie, d’impatto nell’esistenza di una persona e quindi bisognerebbe parlarne con serenità e anche con professionisti che si occupano di questi aspetti, dal medico di famiglia, al pedagogista, allo psicologo, Infettivologo, e tanti altri esperti, persone di riferimento che è importante coinvolgere nella crescita dei ragazzi”.
C’è stato qualche studente che si è aperto e ha raccontato la sua esperienza?
“No, si è trattato di lezioni in plenaria e non hanno svelato storie personali. Però poi sia noi che le associazioni CAMA LILA e ANLAIDS siamo stati contattati dai ragazzi tramite un servizio che abbiamo per attività di counseling sulle malattie sessualmente trasmissibili. Noi nel nostro Policlinico abbiamo un’unità operativa complessa in cui vi è un ambulatorio dedicato proprio a questo tipo di infezioni. I ragazzi ci hanno chiesto consigli, come accedere ai test, se è possibile farne in anonimato. C’è fame di sapere sulla sessualità, che fa parte della crescita emotiva dell’essere umano. Ragazzi, innamoratevi e disinnamoratevi senza alcun pregiudizio anche ogni ora della vostra giornata, ma usando le protezioni: è quello il più bell’atto d’amore che si possa compiere nei confronti di se stessi e delle persone che ci stanno accanto”.








