A Bari è ormai un personaggio amato, conosciuto e rispettato da tutti. Jake Barnes, 40 anni, docente di lingua inglese da Aberdeen, è l’emblema dell’attaccamento alla terra in cui vive e alla sua di origine. Tifa i biancorossi 365 giorni l’anno, soffre, macina chilometri in trasferta ed è sempre al fianco del Bari da quando si è trasferito nella sua casa di via Crispi. Ma l’amore per la terra d’origine, per il sangue che ti scorre nelle vene e rimanda a luoghi e tempi che sanno di famiglia, quello non si può di certo chiudere in un cassetto. E così Jake nella serata di ieri, venerdì 14 giugno, di rientro da una lunga giornata di esami nelle scuole in cui è lettore di lingua madre, ha voluto celebrare a modo suo la nazionale scozzese impegnata nell’esordio ad Euro 2024 contro la Germania, con tanto di foto del pc piazzato sul balcone con vista sulla chiesa della Madonna del Rosario e sciarpa ‘tartan’ appesa alla ringhiera.
Richiami ancestrali, richiami del sangue appunto, come quelli che hanno spinto 200mila (avete letto bene, 200mila!) scozzesi ad invadere Monaco di Baviera per la sfida alla corazzata tedesca. Solo 10mila di essi avevano un biglietto per l’Allianz Arena, ma l’importante era esserci, essere lì per una patria distante dalla rappresentazione dei media su una Gran Bretagna blocco unico. “Ho voluto ‘sentirmi a casa’ – ci ha spiegato Barnes – anche se Bari è di fatto già da tempo la mia nuova casa. Peccato per la partita, finita 5-1 per loro, ma la differenza tra noi e la Germania è stata evidente sin da subito, risultato impietoso ma corretto. Sono d’accordo – ha proseguito – con il CT Steve Clarke, quando dice che dobbiamo fare 4 punti contro Ungheria e Svizzera. Il nostro Europeo inizia dalla prossima sfida. Stasera, intanto, per Italia-Albania: forza Azzurri!”.
E quando gli abbiamo chiesto cosa significasse per lui essere scozzese, ci ha risposto così: “Essere scozzese? È un modo di stare al mondo, differente dall’essere inglese. È un modo di sentire la propria gente e la propria terra. Vedi, per quelle persone che erano a Monaco di Baviera l’unica cosa che contava era esserci, in un pub, in una fan zone o allo stadio. Esserci, con la propria identità da urlare al mondo. Ed io nel mio piccolo ho voluto dare a distanza, come tanti altri scozzesi sparsi nei vari continenti, questo segnale: la sciarpa tartan è molto di più di un simbolo”. Tartan, da cui Tartan Army (l’esercito del Tartan), nome affibbiato ai supporters in maglia blu partendo dal tessuto scozzese per eccellenza, tessuto da cui si ricavano i kilt, i tipici indumenti maschili che si indossano rigidamente senza intimo.
E poco importa se si perde, l’importante è cantare ìFlower of Scotland’ e far sentire tutto l’orgoglio di appartenenza che troppo spesso manca dalle nostre parti. Jake ‘lo scozzese di Bari’ si è contaminato, come piace a lui, cittadino del mondo, ma dentro di lui riecheggiano ancora le note dei padri che fondarono la sua nazione. Scozia, non Inghilterra, please.








