Inciviltà diffusa che si impossessa di spazi e che rende difficile la vita ai residenti. È quanto sta accadendo ormai da settimane a Santo Spirito, la marina nord di Bari, oggi sfregiata nelle zone più suggestive da cantieri iniziati e mai terminati. Ma un progetto è stato ampiamente portato a termine dall’amministrazione comunale di Bari, quello dell’area parcheggio di via Udine, dove il mercoledì si svolge il mercato settimanale. Il progetto prevedeva anche l’abbattimento delle recinzioni della villetta intitolata a un sacerdote illuminato quale è stato don Cosimo Stellacci. E quell’abbattimento non ha fatto altro che peggiorare le cose.
Lui, don Cosimo, un catto-ambientalista ante litteram che ha lasciato il segno in quella comunità, rabbrividirebbe nel vedere quanto sta accadendo nel parchetto: spazzatura, bottiglie di vetro e di plastica, finanche grucce e scatole abbandonate dagli ambulanti ogni mercoledì, escrementi canini di ogni tipo, forma e dimensione, pozzetti dei sottoservizi riempiti di cartacce e rifiuti. E poi la chicca: mutande da uomo ed abiti da donna abbondanti sotto le siepi. Siepi, è bene ribadirlo, mai innaffiate, piantate e lasciate morire lentamente sotto il solleone estivo.
“Da alcune sere si vedono anche ratti aggirarsi tra i giochi dei bimbi”, ci hanno segnalato abitanti della zona inviperiti. All’inciviltà si aggiunge dunque la mancanza di manutenzione, dopo gli annunci pre-elettorali puntualmente caduti nel vuoto come troppo spesso è accaduto in questa periferia di Bari. Infine c’è un aspetto da sottolineare che non è affatto secondario: spesso, non solo a sera, la villetta “don Cosimo Stellacci” è meta di ragazzi che danneggiano i giochi per bambini ed il Comune è già intervenuto per ripristinarli. Quanto allo spaccio di droga, in taluni orari non è difficile vedere i giovanissimi corrieri su bici elettriche avvicinarsi all’area e smerciare il loro veleno costoso. I santospiritesi chiedono pertanto maggiori controlli, chiedono pulizia della villetta, chiedono soprattutto di tornare a sentirsi cittadini come tutti gli altri.








