Era il 12 luglio 2016. L’orologio segnava le 11:05, l’esatto momento in cui due treni si scontravano sulla tratta Andria-Corato della Ferrovia del Nord Barese, che viaggiavano su un binario unico regolato con l’obsoleto “sistema del blocco telefonico“, in corrispondenza del chilometro 51. Fin dai primi minuti si ebbe contezza di quel disastro, delle decine di vite che si erano spezzate in un attimo su quelle carrozze, persone che non avevano avuto nemmeno il tempo di avere paura della morte: 23 passeggeri deceduti e 51 feriti, questo fu il bilancio di quella strage che sconvolse decine di comuni delle province di Bari e Bat.
A distanza di 8 anni il disastro ferroviario è stato ricordato dinanzi alla lapide commemorativa all’interno del perimetro della fontana di piazza Moro – di fronte alla stazione centrale di Bari –, dove si è tenuta una cerimonia presenziata dal sindaco Vito Leccese, i sindaci di alcune comunità colpite dalla tragedia e i familiari delle vittime. Il primo cittadino ha deposto una corona di fiori, seguito da un lungo minuto di silenzio.
“Questo è un momento per ricordare, per impegnarci a richiedere giustizia e verità, ma anche sistemi di sicurezza efficaci per i trasporti: il tema dev’essere all’attenzione di tutti coloro che hanno responsabilità di governo. Bisogna garantire una mobilità sicura”, ha detto il sindaco di Bari, Vito Leccese, partecipando alla cerimonia. “Ciò che è avvenuto – ha aggiunto – ferisce tutto il paese”. Il sindaco ha anche annunciato di aver chiesto l’installazione in piazza Umberto a Bari di “una stele per la memoria delle vittime e spero già dall’anno prossimo ci si possa incontrare lì”. Alla cerimonia sono intervenuti anche alcuni parenti delle vittime, tra cui Giuseppe Orsini, fratello di Michele che perse la vita nell’incidente a 61 anni. Rivolgendosi al sindaco, Orsini ha chiesto: “Bisognava aspettare 23 morti per mettere il doppio binario?”. Poi, ha aggiungo: “E’ importante ricordare ma fa male, ci svegliamo la mattina e ricordiamo sempre questo brutto evento”. Quanto all’esito del processo di primo grado sull’incidente, ha detto: “Non ci soddisfa, sono stati condannati solo il capostazione e il capotreno mentre tutti gli altri sono stati assolti”. Anche Anna Aloysi, sorella di Maria che perse la vita a 49 anni, ha evidenziato che “hanno deciso di condannare solo i dipendenti, l’anello debole: vorrei che il sacrificio di mia sorella, insieme a quello di tante altre vittime, sia un punto di partenza per riformare tutto il sistema di controllo e di manutenzione a ogni livello”.
“La giustizia è una cosa imperfetta, sbaglia continuamente. E sbaglia alle volte a danno di persone innocenti. Ma è l’unica che abbiamo”, il commento del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Nel processo di primo grado sull’incidente, nel 2023, sono stati condannanti il capostazione di Andria Vito Piccarreta e il macchinista del treno partito da Andria e diretto a Corato, Nicola Lorizzo, mentre sono stati assolti 14 altri imputati ed è stata esclusa la responsabilità civile di Ferrotramviaria imputata per illecito amministrativo. “Alle volte si si sbaglia non riuscendo a raccogliere elementi di prova sufficienti nei confronti di persone che forse sono responsabili – ha continuato Emiliano – i magistrati sono uomini come tutti gli altri quindi, inevitabilmente, sbagliano al punto che noi abbiamo norme anche per la correzione degli errori e si può persino pensare alla revisione di una sentenza di condanna se ci sono nuovi elementi che dimostrano un’innocenza”. La giustizia, ha proseguito, “resta una cosa imperfetta ed è un’imperfezione che brucia in modo particolare perché ciascuno di noi si aspetterebbe un risarcimento di giustizia che spesso può mancare”. “In fatti gravissimi spesso le sentenze dei giudici non hanno soddisfatto chi ha sulla propria carne il segno del dolore”, ha proseguito il governatore evidenziando che “questa giornata nessuno può dimenticarla”.






