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Home » Sport » ‘C’era una volta il Bari dei baresi’, Giacomo Libera: “Ero la chioccia della squadra. Amavo l’eleganza dei baresi e le serate con gli amici”

‘C’era una volta il Bari dei baresi’, Giacomo Libera: “Ero la chioccia della squadra. Amavo l’eleganza dei baresi e le serate con gli amici”

diVincenzo De Rosa
19 Settembre 2024
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© Riproduzione riservata

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Eccoci giunti alla 24esima intervista che riempie la pagine della nostra rubrica sul meraviglioso Bari di Enrico Catuzzi. Protagonista del giorno è Giacomo Libera: attaccante mancino dotato di buona tecnica e abile nel gioco aereo, lombardo di Varese, ha iniziato la stagione 1981-82 con un guaio fisico che, dopo appena sette gare di campionato da titolare, gli ha impedito di proseguire la stagione. Ha indossato la casacca biancorossa nella stagione di serie B 1979-80 targata Mimmo Renna, in cui ha subito un brutto infortunio in allenamento, che lo ha costretto a finire la stagione in anticipo dopo 15 presenze e 5 gol, tra cui la doppietta siglata al Taranto, saltando la stagione 1980-81 e concludendo la carriera proprio nel 1981-82 a causa dei postumi dell’infortunio al ginocchio. La sua ultima apparizione in campo è stata nella sconfitta in casa contro la Reggiana (0-1, 25 ottobre 1981). In carriera ha militato in serie A con Inter (30 presenze e 7 gol in due campionati), in squadra con Sandro Mazzola, Facchetti e Boninsegna, e con Varese. Poi anche con Como, Foggia e Atalanta in B. Con il Bari, in totale 22 presenze di campionato e 6 marcature. Oggi, 72enne, vive nel barese da quarantacinque anni; sposato con una barese, ama lo sport e la vita sana, ed è ancora operoso nell’azienda di famiglia attiva nel settore dell’abbigliamento.

Il Bari dei baresi è stato qualcosa di straordinario, di magico, che resterà per sempre stampato nella mente e nel cuore dei tifosi. Ancora oggi, è ricordato come il Bari più affascinante della storia.

Allora Giacomo… se ti dico ‘Bari dei baresi’ cosa ti viene in mente?

“Mi viene in mente una cosa molto bella, anche se l’anno prima con Mimmo Renna avevo avuto dei grossi problemi, un brutto infortunio al crociato. Mi feci male dopo circa dieci partite e mi operai in Francia, perché all’epoca in Italia questo tipo di operazioni non le faceva nessuno ed eri condannato a smettere di giocare”.

Che ricordo hai di Enrico Catuzzi?

“Un bellissimo ricordo, una persona stupenda, per bene. Catuzzi cercò di recuperarmi nel miglior modo possibile e mi portò in pre-ritiro: facemmo 15 giorni di ritiro, io e lui da soli, ad allenarci mattina e pomeriggio, prima del ritiro con tutti gli altri. Mi voleva molto bene e ci credeva, pensava che potessi essere una persona importante. Ti racconto una cosa: in questo albergo del nord, dove andammo solo io ed Enrico per la mia preparazione personale, c’era la figlia del proprietario che si fidanzò con Catuzzi, e che poi diventò sua moglie. In quei quindici giorni d’hotel, notai l’attenzione di Catuzzi verso questa ragazza”.

Sei riuscito a recuperare dall’infortunio?

“Ho giocato qualche partita di quel gran campionato 1981-82, ma il ginocchio mi dava molto fastidio, non ero in condizioni fisiche giuste e, quindi, mi fermai”.

Come hai subito quel brutto infortunio al ginocchio?

“Ero appena arrivato a Bari e feci qualche gol. In allenamento mi feci male da solo, mi si girò il ginocchio. Ma la mia è una storia lunga…”

Raccontamela…

“Quando giocavo a Varese, in serie A, c’era un dottore che poi diventò il medico personale di Maradona e della Nazionale Argentina. Faceva delle infiltrazioni per sgonfiare la caviglia: domenica e lunedì sera sempre infiltrazioni, e, in effetti, la caviglia si sgonfiava e, quindi, la domenica dopo potevo giocare; mi fidavo ciecamente di questo medico. Quando poi mi infortunai al ginocchio, a Bari, andai a Milano una settimana da lui e mi fece ancora infiltrazioni; gli chiedevo cosa fosse, ma mi diceva di stare tranquillo e che dopo un mese sarei tornato in campo. Invece, non andò così e insieme al dottor Lerario mi recai in Francia, dove si resero conto che il danno era pesante. Ben undici ore d’intervento chirurgico, e stetti davvero male, fu dolorosissimo, con stecca e gesso. È stato davvero pesante. E, poi, con Catuzzi andai in ritiro per recuperare…”.

Quel Bari è stato il primo in Italia a giocare a zona…

“Catuzzi è stato il primo di tutti, è arrivato prima di Sacchi e di tutti gli altri. Ci insegnava questi movimenti a zona, e le altre squadre non capivano un cavolo. E, poi, tutti ragazzini della Primavera e qualche vecchietto come me (ride, n.d.r.)”.

Come ti sei trovato in una squadra piena di ragazzi della ‘Primavera’?

“Un ricordo bellissimo, mi sono trovato benissimo. Ho fatto un po’ da chioccia a quel gruppo di giovani, ma fu davvero una bella esperienza. All’inizio ci fu un po’ di perplessità, ma ci rendemmo conto già in ritiro con Catuzzi che le sue idee e la sua mentalità erano davvero innovative e si poteva fare un bel campionato con quei ragazzi volenterosi e molto bravi, che giocavano a zona già in ‘Primavera’. Non è stato semplice passare a giocare a zona, per noi che giocavamo a uomo come tutti”.

Aneddoti divertenti?

“I gavettoni me li ricordo ancora oggi (ride, n.d.r.). C’era una bella sintonia tra di noi. Mi prendevano in giro, a tavola facevano sparire il bicchiere di vino che prendevo ogni tanto”.

Alla prima gara di campionato 1981-82, a Palermo, hai fatto gol in una partita infuocata…

“Un’altra partita storta: vincevamo 3-2 e subimmo il pari alla fine perché c’erano i tifosi della gradinata del Palermo che stavano sfondando la rete per entrare in campo. Quando subimmo il gol del 3-3 c’erano i tifosi del Palermo in campo, e ce la vedemmo davvero brutta. Fu molto pesante”.

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Quel Bari ha sfiorato la serie A per soli due punti in classifica. È mancato qualcosa per la promozione?

“La squadra era buona e giocava bene, ma subimmo dei torti. Ricordo un incredibile fuorigioco di Iorio, e un gol annullato per uno strano fuorigioco su calcio d’angolo. Davamo fastidio a parecchie squadre importanti e ci hanno un po’ penalizzato. Noi abbiamo fatto un campionato eccezionale, con un gioco diverso e tanta voglia, grinta e personalità. Eravamo consapevoli della nostra forza”.

In che modo arrivò la proposta del Bari?

“Ero in B a Foggia e per sei mesi non ricevetti lo stipendio, infatti retrocedemmo in C. Durante la preparazione estiva, Regalia mi chiamò in albergo alle tre di notte e mi propose di venire a Bari. Ero felicissimo: la mattina dopo mi misi in auto e andai in sede da Antonio Matarrese, che mi saldò subito gli arretrati di Foggia e firmai il contratto. Dopo due giorni esordii in Coppa Italia contro la Roma, un 0-0 in un caldo pazzesco”.

Il tuo gol più bello con la maglia del Bari?

“Quello nel derby col Taranto: un bel colpo di testa in tuffo. In quella gara feci una doppietta e l’altro gol lo segnai di destro; fu l’unico gol di destro della mia carriera, per me che sono mancino puro, e mi meravigliai anch’io”.

Il gol più bello della tua carriera?

“Con la maglia del Varese, proprio contro l’Inter, alla prima di campionato: un bellissimo gol di testa, anticipando Facchetti. Conservo ancora la foto. Anche il Varese aveva avuto una storia simile al Bari di Catuzzi: Maroso (allenatore del Varese, n.d.r.) mise dentro molto ragazzi della ‘Primavera’ e dalla B fummo promossi in A. Quel Varese-Inter finì 2-0 per noi, e fu una gioia indescrivibile. I miei esordi sono stati sempre stati eccezionali”.

I tuoi punti di forza in campo?

“Il colpo di testa e il sinistro”.

Com’è stata la tua esperienza nell’Inter?

“Ricordo l’esordio in Coppa Italia contro la Juventus: nei primi quindici minuti non ho preso un pallone, poi mi ripresi e feci un gol di testa a Zoff, ma nel secondo tempo stetti male e vomitavo, probabilmente per la tensione. Subii una forte emozione nel giocare in un San Siro pieno. La gara finì 1-0 per l’Inter grazie al mio gol, ed erano dieci anni che l’Inter non batteva i bianconeri. I tifosi, poi, mi volevano un gran bene”.

Si è parlato di te come un giocatore amante della vita notturna…

“Guarda, mi sono divertito. Se non le fai a quell’età… Mi piaceva stare in compagnia sino a mezzanotte inoltrata, passavo le serate con amici e amiche. Ero un compagnone brillante, mi piaceva offrire agli amici. Se fossi stato un po’ più attento, chissà… Ma non rimpiango nulla di quello che ho fatto. Una volta un giornalista che voleva punzecchiarmi mi chiese: ‘Ma è vero che a lei piacciono le donne?’. Io gli risposi “Scusi, ma a lei piacciono gli uomini?”.

Vivi in Puglia da tantissimi anni…

“È dal 1979 che sono a Bari. La Puglia è bellissima, mi sono sposato qui, ho una moglie eccezionale e un figlio altrettanto eccezionale”.

Cosa fai oggi?

“Sono in pensione, ma non mi piace stare fermo e do una mano nella nostra azienda di rappresentanza d’abbigliamento, che gestiamo in famiglia da tanti anni. Un bel lavoro che ora porta avanti mio figlio. Mangio bene: pesce, insalata. Faccio un’ora di camminata al giorno ed esercizi. Non mi posso lamentare, sto bene. Lo sport mi aiuta molto”.

Piatto preferito?

“Patate, riso e cozze. Eccezionale”.

Ti piace il calcio di oggi?

“Adesso è tutto tattica, sembra di giocare una partita a scacchi. Giocano quasi tutti allo stesso modo e se non si fa il primo gol, diventa monotono. In serie A e a livello europeo ci sono squadre che è un piacere vedere giocare, per tecnica e movimenti; ma se vado in B a vedere il Bari, mi annoio”.

Relativamente alle differenze tra il calcio di ieri e di oggi, raccontami un aneddoto del passato…

“Te ne dico una: quando per firmare il contratto andai nella sede dell’Inter, che mi aveva acquistato per un miliardo di lire, mi presentai con un amico avvocato, anche se i procuratori non esistevano; Fraizzoli (ex presidente dell’Inter, n.d.r.) lo cacciò dalla stanza e per l’accordo bastarono dieci minuti e una stretta di mano. Oggi il calcio l’hanno rovinato, girano cifre fuori di testa. Il nostro calcio era più passionale e soprattutto pulito. Prima giravano i soldi ed era tutto più semplice, mentre adesso, nelle categorie sotto la serie B, molto spesso si fa fatica nei pagamenti”.

Ultimamente, hai seguito il Bari?

“Nella scorsa stagione, mio figlio mi ha portato qualche volta allo stadio, ma non mi diverte. Era un gioco monotono, non facevano un tiro in porta. Vedevo la paura nel superare la metà campo. Il calcio è bello perché devi rischiare e attaccare. Mi piace Zeman, perché il suo calcio fa divertire i tifosi, anche se in difesa rischia qualcosa”.

Lo stadio ‘Della Vittoria’ ha da poco compiuto 90 anni. Che ricordo hai?

“Bellissimo, i tifosi ce li avevo tutti addosso e li sentivi veramente. Lo stadio ‘San Nicola’ è completamente diverso”.

Cosa ti è piaciuto subito della città di Bari?

“Bari è bella. Quello che mi è rimasto impresso è che il giorno dopo il mio arrivo nel 1979  mi portarono a fare una passeggiata in via Sparano e vedevo tutti questi ragazzi e ragazze vestiti bene, mentre a Foggia era un po’ diverso, e mi chiedevo ‘ma devono andare a qualche cerimonia?’ (ride, n.d.r.). La gente, il mare a due passi, il cibo, il sole. Mi sveglio al mattino e vedo questo bellissimo cielo azzurro… “.

Il ‘Bari dei baresi’ è irripetibile?

“Non lo so. Se si crea un buon settore giovanile, potrebbe anche ricapitare. Ma è molto difficile ripetere quello che ha fatto Enrico Catuzzi e i suoi ragazzi”.

 

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