Scorrono gli anni, tanti anni, ma certe emozioni biancorosse è impossibile dimenticarle. E ricordando i vecchi tempi, qualche lacrima accarezzerà il viso dei tifosi più nostalgici che hanno avuto la fortuna di vivere un meraviglioso capolavoro calcistico. Perché il ‘Bari dei baresi’ è stato qualcosa di straordinario, di magico, che resterà per sempre stampato nella mente, e che vogliamo da oggi ripercorrere con una rubrica settimanale dedicata ai protagonisti dell’epoca. Immergiamoci, dunque, nel mare dei ricordi: è l’estate del 1981 e il presidente Antonio Matarrese, in procinto di organizzare la nuova stagione di B, dà piena fiducia a un giovane intraprendente allenatore, Enrico Catuzzi – che da subentrato aveva appena ottenuto una difficile salvezza e che era il creatore della forte squadra “Primavera” fresca vincitrice della Coppa Italia – e ad alcuni di quei ‘terribili’ ragazzi baresi veraci. Viene così promosso in prima squadra un gruppo composto da una decina di validi elementi tra cui Nicola Caricola, Gigi De Rosa, Michele Armenise, Giorgio De Trizio e Onofrio Loseto, che andranno a comporre l’ossatura della squadra titolare, aggiungendosi agli esperti Antonio Elia Acerbis, Giacomo Libera (ex Inter, giocò solo le prime gare a causa di problemi al ginocchio), Carmelo Bagnato, Angelo Frappampina (barese), Dino Bitetto (barese), e al bomber Maurizio Iorio (sarà capocannoniere della squadra con 18 reti in campionato); e poi i giovanissimi Corrieri, Del Zotti, Caffaro e Nicassio, che faranno parte della rosa.
A novembre arrivano i navigati Valerio Majo, Bruno Fantini e Carlo Bresciani. Il direttore sportivo è Carlo Regalia, un maestro nello scovare talenti. Già dalla Coppa Italia, in estate, si notano segnali importanti: prestazione super e pari contro il forte Napoli (club di serie A), e l’incredibile rimonta (3 gol negli ultimi 10 minuti di gioco) nel 3-3 contro l’Ascoli di Carlo Mazzone (otterrà il sesto posto in A), che manda su tutte le furie il presidente ascolano Costantino Rozzi. L’esordio in campionato è scoppiettante: il Bari, sotto di 2 reti, segna 3 gol in 15 minuti nella trasferta di Palermo. Gli inizi sono altalenanti ma la squadra percorre un cammino impressionante, ottenendo il record storico di 5 vittorie consecutive (resterà record per 27 anni, fino a quando il Bari di Conte ne ottiene 6), tra cui lo splendido trionfo di Rimini: un gol a pallonetto di Gigi De Rosa e il raddoppio di Carmelo Bagnato mandano in estasi i 6000 tifosi baresi, presenti in numero maggiore dei tifosi di casa, e anche il presidente romagnolo che, impressionato dal gioco spettacolare e a tutto campo del Bari, crede che la squadra di Catuzzi abbia più di 11 calciatori in campo. Lo stesso accade all’allenatore della Lazio, Ilario Castagner, quando chiede all’arbitro di contare i giocatori del Bari. E come dimenticare i diecimila baresi festosi all’Olimpico di Roma, quando il loro Bari affonda la blasonata Lazio di Vincenzo D’Amico.
Saranno tredici i risultati utili consecutivi ma qualche punto si perde per strada, probabilmente dovuto alla troppa inesperienza del gruppo: vent’anni, l’età media del Bari 1981-82. Peccato per quella partita dominata ma persa a pochi minuti dal termine contro la Sampdoria, in un Della Vittoria stracolmo come in tutte le gare casalinghe. Ma quei ragazzi escono dal campo tra gli scroscianti applausi del pubblico anche dopo una sconfitta. E anche la Nazionale premia alcuni di loro: De Rosa, Armenise e De Trizio verranno convocati nella Nazionale Under 21 di B allenata da Ferruccio Valcareggi. Quella squadra, che è diventato il simbolo della baresità calcistica, conclude il campionato al quarto posto, sfiorando la serie A per soli due punti in classifica. Ma la vera sorpresa è lo spettacolo in campo: 4-3-3 ultra offensivo e gioco a zona impartito dal maestro Catuzzi, il pioniere del gioco a zona. Fantascienza, per l’epoca. Il “grande” Bari dei baresi gioca a memoria, usa il dialetto in campo per non far capire nulla agli avversari e fa davvero parlare l’Italia intera. Impressionanti, però, sono anche alcune decisioni arbitrali subite a Verona (3-3), a Varese (sconfitta per 3-1, con Eugenio Fascetti allenatore dei lombardi) e a Pisa (gol regolarissimo di Iorio, annullato per fuorigioco) che, purtroppo, peseranno come macigni sul verdetto finale del campionato. Le storie più belle hanno un lieto fine, ma per quello che di fantastico è riuscito a fare, è come se il Bari di Catuzzi avesse vinto lo scudetto. E anche la bellissima e famosa maglia giallonera, usata in qualche vittoriosa trasferta, è considerata una delle maglie più belle della storia. Quella magica formazione resterà per sempre impressa nel cuore dei tifosi, perché il Bari dei baresi, ancora oggi, è ricordato come il Bari più bello della lunga e affascinante storia biancorossa.
Al ‘Bari dei baresi’ il sito di Telebari dedicherà una rubrica settimanale, con le interviste ai protagonisti di quella meravigliosa stagione, che ripercorrono le gesta passate e ci aiutano nella lettura del presente.








