l settore dell’auto è in crisi. Negli ultimi vent’anni la produzione di vetture in Italia è calata del 66%. Una situazione preoccupante, aggravata, stando ai sindacati Fismic/Confsal e UglM, anche dalla sfida epocale che si ritrovano ad affrontare le aziende dell’automotive, ossia il passaggio dai mezzi a motore endotermico ai mezzi elettrici.
Solo in Puglia sono a rischio 2mila posti di lavoro nel comparto metalmeccanico a causa della transizione verso la mobilità sostenibile, ed è per questo che lavoratori e sindacati del gruppo Stellantis e di tutto il settore automotive e della componentistica, con le segreterie provinciali e regionali della Puglia di Fismic/Confsal e UglM, tutte insieme per la prima volta dal 1994, hanno proclamato uno stato di agitazione di otto ore nella giornata del 18 ottobre e un sit in dinanzi a Palazzo della Città Metropolitana a Bari per richiamare l’attenzione sul tema e chiedere al Governo soluzioni incisive in grado di arginare “una crisi che rischia di trasformarsi in vera e propria bomba sociale”.
Le rispettive segreterie generali hanno scelto – come spiegato in una nota – di organizzare presìdi nelle otto città dove sono presenti i principali siti produttivi del settore. Bari è tra queste, con gli stabilimenti di Bosch, Magna PT, Marelli, Masmec Graziano Trasmissioni e Skf industrie (per citare solo i principali) localizzati nell’area industriale del comune di Modugno.
Di qui, la richiesta, rivolta all’Europa, di “una transizione ecologica più equilibrata, misure contro il dumping dei prodotti cinesi e incentivi che favoriscano l’accesso ai veicoli tecnologicamente avanzati per le fasce sociali meno abbienti”. Oltre alla possibilità di rivedere le scadenze della transizione energetica, rinviando l’addio al motore endotermico per ora fissato entro il 2035.






