Folla e commozione alla Chiesa dell’Immacolata di San Severo dove c’è stato l’ultimo saluto a Celeste Palmieri, la donna uccisa per mano del marito il 18 ottobre scorso mentre si trovava nel parcheggio di un supermercato. Il caso ha sconvolto l’intera comunità di San Severo per l’efferatezza dell’omicidio della donna, che lascia cinque figli alcuni dei quali alcuni minorenni. La sindaca Lydia Colangelo: “Dobbiamo interrogarci sulla funzionalità del braccialetto elettronico, le donne non vanno lasciate sole”.
In segno di rispetto e partecipazione al lutto, l’amministrazione comunale di San Severo ha deciso di sospendere tutte le manifestazioni pubbliche in programma durante le ore del funerale. Le bandiere sono state esposte a mezz’asta nelle sedi comunali e in tutte le istituzioni cittadine.
“Siamo cristiani, siamo chiesa. E come chiesa abbiamo la prima grande responsabilità, che è quella di metterci accanto a chi sta soffrendo”. Così il vescovo di San Severo, Giuseppe Mengoli, durante l’omelia per i funerali. “Sappiamo come chiesa che l’amore non muore mai. La parola fine non esiste. Ed è legata a Gesù e alla sua presenza. Una domanda penso sia esplosa nel cuore di tutti, anche guardando ciò che accade sull’intero continente: ‘dov’è Dio?’ – chiede il vescovo -. La prima risposta è che Dio è in quella vittima innocente che vedete crocifissa. Pensate che il Signore ha preso quel posto anche per condividere con noi le situazioni più drammatiche. Non possiamo mettere sotto processo Dio. Perché il Signore si è fatto carne e si è messo accanto al più debole, all’ultimo. Io non ho avuto il piacere di conoscere Celeste. Ma sull’altare c’è qualche sacerdote che la conosceva e ho avuto la contezza di quello che voglio chiamare il testamento spirituale di Celeste. La nostra sorella Celeste, vivendo già in situazioni non facili, aveva anticipato il perdono a chi eventualmente le avrebbe fatto del male. Lo aveva anticipato ai figli dicendo loro perdonate anche voi. Sapete cosa è questa? È santità”. “Perché – ha concluso – noi dobbiamo smetterla di vedere soltanto il buio e lamentarci del buio. Perché nel buio dovremmo accendere anche un fiammifero. E Celeste oggi ha acceso un fiammifero. Che oggi io mi porto a casa con una straordinaria lezione di vita cristiana. Celeste era solita pregare in chiesa, tra i banchi. Che bello vedere una persona che, pur sorpresa da ciò che non si aspettava, è arrivata pronta dentro. Dovremmo essere tutti pronti. E allora questo è l’indirizzo di Dio”.








