“Un uomo che sapeva aggregare e che lasciava il segno ovunque andasse”. È questo il ricordo dei parenti di Franco Dogna, l’uomo ucciso a 63 anni nella sua abitazione di via Torino, a Santo Spirito, popolosa marina a Nord di Bari. Quest’oggi, 13 gennaio, si sono svolti i funerali in una gremita parrocchia dello Spirito Santo. L’intera comunità locale, i colleghi di lavoro di Dogna e tanti comuni cittadini hanno voluto tributare un ultimo saluto ad un uomo mite, che apparentemente non aveva nemici ed il cui assassinio ha lasciato sgomenti quanti avevano imparato a volergli bene.
Il rito è stato co-officiato da suo cugino, don Cosimino Di Masi, e dal parroco dello Spirito Santo, don Fabio Campione. Il primo ha voluto ricordare quanto la condizione terrena sia di passaggio per ciascun credente e la fredda tomba non sia affatto l’ultimo atto di una vita che prosegue invece tra le braccia del Padre a cui l’intera comunità ha affidato Franco Dogna. Lo stesso don Fabio Campione ha chiesto giustizia per l’uomo trucidato con non meno di 70 coltellate in una fredda serata di gennaio.
Nel ricordo dei parenti è emersa la bontà d’animo, il sapere essere guida e compagno di strada di Franco Dogna per nipoti e fratelli. Lui che amava il mare e che aveva da poco coronato il sogno di una casetta con vista sul porticciolo di Santo Spirito ed una barca condivisa con un amico fidato. “Eri un uomo unico e speciale, ti chiamavo zio 2.0. Eri più di uno zio: eri un amico, un fratello e un compagno di avventure. Insieme abbiamo vissuto momenti indimenticabili”, ha aggiunto un nipote di Francesco Dogna. “Ogni occasione era un momento da ricordare, ora anche le cose più semplici vissute insieme saranno speciali. Zio, ti ringraziamo per tutto quello che ci hai dato”. Il discorso è stato seguito da un lungo applauso, lo stesso che ha accompagnato il feretro di Dogna all’uscita dalla chiesa.
I suoi sogni si sono spezzati probabilmente nella notte tra il 7 e l’8 gennaio scorsi, ma per quel terribile fatto di sangue non c’è ancora un colpevole. Dopo lo sgomento, la paura e la rabbia, ora tutta la comunità di Santo Spirito chiede giustizia. Agli inquirenti il compito di dare presto un nome ad un assassino spietato che ha spento per sempre il sorriso dal volto di uomo mite.








