L’apertura al pianoforte, la chiusura alle percussioni. In mezzo oltre due ore di spettacolo per far cantare, ballare e divertire la gente che ha affollato piazza Libertà nonostante il freddo pungente di metà gennaio: più o meno 6 gradi, a fine serata, mitigati da sciarpe, cappelli di lana ed emozioni. Il concerto di Daniele Silvestri, in scena ieri sera nel centro più centro della città per celebrare i 100 anni dell’Università degli studi di Bari, è stato questo e molto altro. Riflessioni argomentate, prima di ogni canzone. Aneddoti e curiosità, come condimento di un percorso che il cantautore romano ha iniziato trent’anni fa e racconta al suo pubblico brano dopo brano.
In scaletta mancano dei capisaldi, su tutti Occhi da orientale e Testardo, ma il popolo di Silvestri è comprensivo e non lesina applausi anche sulle note meno note. Solo un gioco di parole, ovviamente, come quelli tanto cari al protagonista dello show. Perché i testi più di nicchia vengono intonati dai fan appostati davanti al colonnato del teatro Piccinni proprio come quelli più commerciali di Salirò o La paranza. Non mancano Le navi e Il viaggio, Monetine e Ma che discorsi. L’uomo col megafono è forse la più antica delle esibizioni proposte, ma nonostante nel lontano 1995 sanremese molti dei componenti della platea non fossero nemmeno nati, l’indice di gradimento è comunque alto.
La quasi coetanea Me fece male a chepa, canzone “pugliese” di Silvestri – come lui stesso ha spiegato al pubblico, prima di cantarla – arriva un attimo prima dei titoli di coda. “Il gallo diceva più o meno così”, racconta ricordando l’origine del brano nato una mattina nel nostro tacco d’Italia. Il finale, come da tradizione, è riservato a Cohiba. “Alzala e falla sventolare quella bandiera”, dice Silvestri a un ammiratore arrivato in piazza col vessillo di Cuba. “Venceremos adelante. O victoria o muerte” ripetono a sfinimento i fedelissimi del cantante, che prima di raggiungere i suoi compagni della band per gli ultimi colpi di batteria si congeda con un caloroso invito: “È stato bellissimo – dice riferendosi al concerto – rifacciamolo presto!”.






