Il 17 gennaio è il giorno in cui si celebra Sant’Antonio Abate, il santo protettore degli animali domestici, e si aprono le porte al Carnevale. A Bari, in un tempo lontano, le celebrazioni in onore del santo erano molto sentite ed esisteva una vera e propria ricorrenza: la “festa de Sand’Andè”, che per lunghi decenni è stata una delle celebrazioni più simboliche di Bari. Il fulcro dell’attesa festa risiedeva in via Re Manfredi, in pieno centro storico, proprio sotto l’arco del Fortino di Sant’Antonio Abate, con la folla che si riversava sino alla colonna infame di piazza Mercantile. Le luci delle luminarie e dei grandi falò riscaldavano la folla dei fedeli baresi, mentre numerose bancarelle esponevano gingilli, coriandoli, costumi, e, per la gioia dei più piccoli, vari dolciumi tra cui le famose ciambelle ricoperte di zucchero.
Non mancavano insaccati, carne fresca e il buon vino locale. Il culto prevedeva la benedizione degli animali, tra cui capre, cavalli, gatti, cani e galline, giunti numerosi tra le suggestive vie del borgo antico, e simpatici rituali contro il malocchio. L’attesa benedizione si svolgeva nei pressi della cappella situata proprio sotto l’arco di Sant’Antonio Abate, mentre dal 1996 viene celebrata nella chiesa di Sant’Anna. Come spesso accade, però, nel tempo i festeggiamenti si ridussero notevolmente sino quasi a scomparire. Il culto di Sant’Antonio Abate contiene anche antiche credenze: i lavoratori che avevano a che fare con il fuoco, tra cui fornai, fabbri e mestieranti dell’epoca come il ramaio e il saldatore di pentolame e ferri per zoccoli di cavalli, evitavano di lavorare per paura di essere puniti dal santo con il temuto virus del “fuoco di Sant’Antonio”, mentre si faceva fatica a nominare il numero 17 che, per superstizione, si traduceva in “sedici più uno”.
Si narra anche una leggenda: in una notte precedente alla festa, i fantasmi dei monaci sepolti sotto l’androne del Fortino, nella piccola e antica chiesetta, uscivano dal loro sepolcro e portavano in processione delle lunghe ossa sulle quali luccicava una fiamma spettrale. Nel giorno dedicato a Sand’Andè, i baresi erano molto propensi anche nel tentare la fortuna al gioco del lotto con i numeri che rappresentavano il santo, come il 17, l’8 (il fuoco), il 4 (il maiale, spesso raffigurato insieme al santo) e l’81 (la campanella, uno dei simboli di Sant’Antonio Abate), a volte con vincite miracolose, per la gioia dei fedeli del santo che rappresenta una delle più storiche tradizioni popolari baresi.







