Puglia da Oscar. Nell’elenco dei film in corsa quest’anno per il più prestigioso premio del cinema al mondo, ce n’è uno che porta direttamente alla Puglia. È “Io sono ancora qui” (“Ainda estou aqui”) del regista brasiliano Walter Salles, che vanta ben tre candidature: Miglior film, Miglior film straniero e Migliore attrice. Proprio quest’ultima categoria cela una storia tutta pugliese, che porta direttamente a Polignano a Mare. L’attrice che se la contende, la brasiliana Fernanda Torres, nel film interpreta Eunice Facciolla. Maria Lucrécia Eunice Facciolla Paiva, a voler essere precisi, un monumento per i diritti civili in Brasile, una donna che con il suo impegno ha svelato la tragedia dei desaparecidos durante la dittatura militare brasiliana – partendo dalla scomparsa del marito Rubens Paiva – e ha pure lottato per il riconoscimento delle popolazioni indigene, tanto da fare da consulente nell’Assemblea costituente che nel 1988 ha dato una Costituzione al Brasile.
Cosa c’entra Polignano a Mare, in un film brasiliano? È un passaggio fondamentale, per capire chi era Eunice Facciolla. Era figlia di immigrati polignanesi, che dal paesino bagnato dall’Adriatico si mossero verso il Brasile, alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento. Il padre di Eunice, Giuseppe Facciolla, era uno di loro: “Fu uno di quelli che fece nascere il quartiere di Bras, il primo quartiere culturale di San Paolo – dice Gianni Torres – ed è stato uno dei soci dell’associazione San Vito”. Eunice Facciolla aveva nelle vene sangue polignanese: era nata nel 1929 a Bras – una decina di anni dopo la prima edizione della festa di san Vito a San Paolo – e aveva passato i primi anni della sua vita proprio in quella comunità di emigrati polignanesi.
Gianni Torres ha raccontato la loro verve e l’importanza della Festa di san Vito in un documentario, “Le mamme di san Vito”, uscito nel 2010. Ha ricostruito l’arrivo dei primi polignanesi a San Paolo, la loro capacità di integrarsi nella società e di diventare un punto di riferimento, a Bras e non solo: “Sono stati loro a creare il Mercato Municipal, il più grande del Sud America – ricorda il regista – Hanno permesso a tantissimi che arrivavano dall’Italia e dalla Puglia di lavorare, di smetterla di essere contadini e schiavi e diventare cittadini”. Quella delle “mamme di san Vito” è la testimonianza viva di un riscatto sociale, e l’idea dell’associazione – una rassegna di svariati giorni in nome di san Vito, che si consuma mangiando prelibatezze tradizionali pugliesi con l’obiettivo di finanziare un asilo nido che accoglie decine di migliaia di bambini ogni anno, soprattutto di famiglie umili – è ancora salda, a significare l’importanza del senso di comunità.
“Eunice Facciolla è cresciuta con le mamme di san Vito – conferma Gianni Torres – Se si pensa a quello che sono state in grado di fare, cucinando per migliaia di persone nell’interesse esclusivo dei bambini, non è difficile capire chi era Eunice”. L’associazione Sao Vito Martir esiste ancora, i discendenti dei primi emigranti che hanno raccolto il testimone dai loro padri, a loro volta l’hanno passato ai figli: “La nuova dirigenza è composta da persone giovani, e sentono l’esigenza di tornare alle loro radici, dell’orgoglio di vivere in una comunità di quel tipo, così distante da Polignano eppure così legata a essa”, continua Torres. La festa di san Vito è diventata la più importante del Brasile, “quest’anno il presidente Lula l’ha dichiarata di interesse nazionale”. E anche se molti polignanesi hanno lasciato il Bras per altri quartieri – lo fece pure la famiglia Facciolla, con Eunice che riuscì a laurearsi prima in Lettere, poi, dopo la scomparsa del marito Rubens Paiva, pure in Legge a 47 anni e con cinque figli – proprio in quel quartiere esiste ancora una strada che porta il nome di Polignano a Mare.
La cittadina pugliese ormai non ricorda Eunice Facciolla, a rinvigorire il legame ci penserà la proiezione di “Io sono ancora qui” al cinema Vignola, l’8 febbraio alle 18,30 (grazie all’associazione Abaporu e al Bari Brasil film festival). Poi, se agli inizi di marzo Fernanda Torres vincerà il premio Oscar come miglior attrice, magari l’oblio svanirà. Perché lo vincerebbe lei, ma pure Eunice Facciolla, le “mamme di san Vito” e i polignanesi di San Paolo del Brasile, e non potrà che essere motivo d’orgoglio anche per quelli che sono rimasti in Puglia.







