“Minacciati dalla concorrenza di un gigante, siamo preoccupati per il nostro futuro”. Non si placa la polemica da parte dei tassisti baresi dopo l’ingresso nel mercato dei mezzi Uber (per ora solo la versione deluxe con NCC) e in una nota non nascondono la preoccupazione per una situazione che, a loro dire, li mette in difficoltà e soprattutto senza l’appoggio dell’amministrazione comunale. E per questo chiedono un incontro urgente con il sindaco Vito Leccese per ottenere garanzie concrete sul loro futuro.
In un comunicato stampa, infatti, Taxi Bari, rappresentante di categoria, dichiara che oggi i lavoratori si trovano “costretti ad affrontare un gigante del settore senza alcuna garanzia da parte dell’amministrazione comunale. La nostra attività, fondata su regole e norme precise, è ora minacciata dalla concorrenza di chi non è vincolato agli stessi obblighi, in una battaglia priva di omogeneità e di correttezza concorrenziale”.
Gli obblighi a cui si riferiscono sono “la conoscenza della lingua inglese, un investimento di circa 100000€ tra versamento cauzionale al comune di Bari e acquisto auto, un futuro impegno prioritario nelle ore notturne e il servizio per le persone disabili. Requisiti che solo noi, tassisti autorizzati, possiamo garantire. Uber, al contrario, non ha nessuna di queste limitazioni, e si limita ad attrarre la clientela turistica, lasciando a noi il carico del servizio più complesso e delicato della città”. Polemica, quest’ultima, che si affianca al riconoscimento dell’introduzione delle nuove 30 licenze, emesse recentemente dall’amministrazione cittadina, “che si inserivano in uno scenario di carenza di tassisti, con la convinzione che queste sarebbero state una soluzione per premiare chi da tempo lavora nel settore senza titolo”.
I tassisti però affermano che nonostante la dichiarata “opportunità di libera concorrenza per la città” dichiarata dall’assessore allo Sviluppo Locale del Comune di Bari, Pietro Petruzzelli, deve essere “garantita una concorrenza leale, su basi uguali per tutti. In particolare, chiediamo che Uber rispetti gli stessi criteri di inclusività che sono richiesti a noi, garantendo un servizio a 360° per tutti i cittadini; che i mezzi di Uber siano facilmente riconoscibili da tutti, come già accade per i nostri taxi, affinché sia possibile un controllo efficace da parte delle autorità competenti. Non basta un adesivo sul lunotto posteriore; e che gli autisti di Uber siano certificati a conoscere la lingua inglese, così come richiesto a tutti gli aspiranti tassisti baresi”.







