A Bari è in vigore il nuovo regolamento che sottopone l’apertura di nuovi locali in alcune aree tutelate della città a una disciplina più restrittiva. In queste aree non basterà più presentare una semplice Scia, la segnalazione certificata di inizio attività, ma bisognerà sottoporre una domanda di autorizzazione che sarà valutata tenendo conto di particolari criteri che concorreranno a formare un punteggio minimo, necessario per avviare l’impresa.
La norma, entrata in vigore ieri, individua queste zone non solo nel centro della città, ma anche nei quartieri San Pasquale, Carrassi, Picone Poggiofranco, Santo Spirito e Torre a Mare, comprendendo anche le strade negli ultimi mesi al centro delle polemiche a causa della movida rumorosa, fra queste ci sono via Mazzitelli, via Volta, il cosiddetto ‘punto X’ a Poggiofranco, viale Einaudi, Bari vecchia, la zona Umbertina, il lungomare di Santo Spirito e la piazzetta di Torre a Mare.
La sostenibilità delle imprese sarà valutata alla luce di parametri quali la distribuzione di altre attività nella zona e della popolazione residente da 50 anni in su; la presenza di luoghi sensibili come scuole, Rsa, ospedali e case di cura; l’esistenza di zone di pregio artistico, storico e architettonico; la quantità di rifiuti urbani prodotti; gli orari di apertura e l’accessibilità alle persone con disabilità; l’insonorizzazione dei locali; il perseguimento di pratiche di sostenibilità ambientale. L’assessore comunale allo Sviluppo locale, Pietro Petruzzelli, parla di “punto di svolta” e di una “diversa visione dello sviluppo commerciale e ricreativo della città”. L’obiettivo della norma, spiega il Comune in una nota, è infatti “bilanciare l’interesse delle imprese con quello della collettività, il diritto al divertimento con quello al riposo, salvaguardando l’ordine pubblico, la sicurezza, la salute, l’ambiente e il patrimonio storico-artistico della città”.







