La Nuova Fiera del Levante dice no alla presenza di Israele alla prossima campionaria, accettando l’invito del sindaco di Bari, Vito Leccese. E la decisione continua a generare polemiche: dopo il botta e risposta dai toni aspri fra il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri e lo stesso Leccese, ora arriva la posizione di Fratelli d’Italia, tramite le parole della coordinatrice di Bari Antonella Lella. “Il presidente della Fiera del Levante ha gettato la maschera e ha ufficializzato la sua visione politica trasformando l’ente che presiede, e che lo paga con i soldi di tutti i cittadini, nel megafono di una parte politica che preferisce sparare nel mucchio in nome di una ideologia piuttosto confusa”, il suo commento.
“Negare la partecipazione di Israele alla prossima Fiera del Levante, in “linea rossa” con il Comune guidato da un sindaco attento alla politica estera ma molto meno ai problemi della città, rischia di rafforzare la politica di una organizzazione terroristica come Hamas, che continua ad avere il potere su una comunità – il popolo palestinese – a digiuno di elezioni da un ventennio in barba a ogni regola democratica”. Lella esplica le posizioni del suo partito: “Tali comportamenti accentuano le divisioni e vanificano ogni sforzo teso a favorire il delicato processo di pace. Purtroppo comprendere tutto questo richiede studio e conoscenza che probabilmente scarseggiano: meglio issare una bandiera o negare una partecipazione a un evento, pur di conquistare qualche like “sinistro” o titolo sui giornali o, peggio ancora, accontentare il potente di turno che tiene calda la poltrona”.
Sulla stessa linea di pensiero, anche la Fondazione Tatarella: “La notizia dell’esclusione di Israele dalla Fiera del Levante è solo l’ultima in ordine di tempo di una pericolosa deriva ideologica e illiberale che è in atto a Bari – spiegano Francesco Giubilei e Fabrizio Tatarella, presidente e vicepresidente – Dopo aver concesso le chiavi della città a una figura controversa come la relatrice Onu Francesca Albanese, l’invito da parte del sindaco Vito Leccese al boicottaggio di Israele accolto dalla fiera testimonia una compressione degli spazi di libertà in città”.
“La decisione della Fiera del Levante di Bari di escludere Israele su invito del sindaco – continuano – è sbagliata nella forma e nella sostanza. Nella forma perché la Fiera comunica la sua posizione con un comunicato di parte e ideologico che non si addice a un ente istituzionale. Emblematica in tal senso è la scelta di utilizzare il termine ‘genocidio’ (non condiviso da personalità come la senatrice a vita Liliana Segre). Nella sostanza poiché l’identificazione di tutto lo Stato di Israele e di tutti gli israeliani con le scelte politiche del governo israeliano è non solo errata ma pericolosa e discriminatoria rischiando di esacerbare sentimenti antisraeliani a Bari e in Italia”. “Inoltre – continuano Giubilei e Tatarella – scelte di questo genere rendono Bari una città di parte con conseguenze come la perdita di importanti eventi a partire dalla Ripartenza di Nicola Porro. Il boicottaggio e la censura sono forme che non si addicono alle democrazie ma, ciò che colpisce di più, è la parte finale del comunicato della Fiera in cui si legge: “Nessun altro Paese è stato interdetto dalle attività economiche e istituzionali della Fiera del Levante”. Perciò se l’Iran o la Corea del Nord dovessero iscriversi verrebbero accettati?”. “Evidentemente – concludono – le scelte etiche vanno bene solo quando servono per un facile consenso politico”.







