“Nessun rispetto per mia figlia disabile allo stadio San Nicola di Bari”. La denuncia di una madre passa dai social: la donna racconta della disavventura capitata alla loro famiglia la sera del 16 agosto. La bambina, di quasi 12 anni, doveva andare allo stadio con la madre, il padre e il fratellino, ma la voglia di godersi la partita Inter-Olympiacos ha avuto la peggio di fronte alla mole di disagi che hanno dovuto affrontare. “La ragazzina è disabile – avverte la mamma – anche se guardandola in foto non si direbbe, è affetta da una sindrome rara”.
È una disabilità invisibile, la sua, eppure c’è e ha bisogno di tutele. “Nessuno allo stadio San Nicola di Bari ha avuto rispetto per lei”, tuona invece sua madre, che comincia a raccontare la serata da incubo a partire dal traffico in tilt e dai parcheggi intasati, anche a causa della mola ingente di spettatori (erano più di 40mila). La famiglia è entrata dopo una “coda chilometrica all’ingresso”, ed era pronta a divertirsi assistendo alla partita. Invece no. “A partita iniziata ci dirigiamo nel nostro settore, tribuna Est inferiore – prosegue la donna – Peccato che le scale per raggiungere i nostri posti erano praticamente diventati posti a sedere e/o posti in piedi”. “Derisi e respinti dalla gente che occupava le scale alla semplice richiesta di farci passare per giungere al nostro posto, mi sono rivolta alla polizia presente allo stadio prima e agli steward poi, cercando di spiegare che, nonostante possedessimo i biglietti per assistere alla partita, ci fosse impedito l’accesso ai posti”, prosegue la donna. Voleva esercitare un suo diritto, ha dovuto faticare per farlo valere. La mamma e sua figlia sono state rimbalzate dalla polizia a uno steward, ma neanche quest’ultimo è stato in grado di trovare una soluzione. Né per loro, né per “tante altre persone che si sono unite a noi, con i biglietti in mano e fare smarrito”. “Il personale sosteneva che non fossero stati assegnati steward agli spalti, che a Bari funziona così, ammettendo lui per primo il forte rischio sulla sicurezza, visto che nessuno sarebbe mai riuscito a passare da quelle scale ormai, né per entrare, né tantomeno per uscire”.
La donna ha insistito, la figlia si dimostrava sempre più mortificata, tanto che, stanca di aspettare, si è seduta “in attesa che qualcuno avesse un briciolo di sensibilità nel dare aiuto”. Intanto in campo i giocatori continuavano a giocare, e la ragazzina non poteva vederli. Solo dopo una serie di chiamate, stando al racconto della madre, lo steward è stato autorizzato telefonicamente dal suo responsabile: “Non di farci entrare nel settore, non a cercare di farci accedere al nostro posto, non a cercare di mettere in sicurezza il settore, ma a farci accomodare in una zona dello stadio che aveva posti liberi – continua la donna – Fra l’altro un settore più economico e con peggiore visibilità (curva Nord anziché tribuna Est) e ormai durante la pausa fra il primo e il secondo tempo, dopo aver trascorso 45 minuti a lottare per questa “eccezione”, come l’ha definita lo stesso steward, riusciamo a sederci e a vedere i pochi minuti rimasti di partita”.
“Penso che quanto accaduto sia vergognoso – conclude la madre – per la città di Bari, per le società che gestiscono lo stadio San Nicola e che hanno partecipato e incassato i soldi dei biglietti, oltre che per una squadra importante come l’Inter, che dovrebbero mantenere standard di sicurezza e qualità non dico eccellenti, ma almeno minimi”. C’è da precisare, comunque, che la partita Inter-Olympiacos allo stadio San Nicola di Bari ha avuto un’organizzazione esterna, che nulla ha a che fare con SSC Bari. Impossibile, comunque, per la ragazzina e la sua famiglia dimenticare una serata che, invece che divertente e spensierata, si è rilevata un inferno: “Dovevo denunciare quanto accaduto, per rispetto a mia figlia e per dimostrarle che sicuramente, qualcuno in qualche modo, saprà porre rimedio – la speranza della madre – E mi rifiuto di dirle che quanto è successo è normale che accada a Bari”.







